I giudici sul caso Ganzer: "Ha tradito tutte le leggi, si alleò con i trafficanti"

I giudici di Milano motivano i quattordici anni di carcere inflitti al generale dell'Arma: &quot;Violate tutte le leggi, ha permesso ai clan di importare e vendere droga&quot;. <strong><a href="/interni/ma_super-generale_non_molla_sono_innocente_resto_mio_posto/cronaca-attualit-ganzer_condanna_motivazioni_intervista_ros/27-12-2010/articolo-id=496145-page=0-comments=1">Ma il super-generale non molla</a></strong>: &quot;Sono innocente, resto al mio posto&quot;

Per gli investigatori di tutta Italia, il suo nome è sempre stato una specie di leggenda: prima nella lotta al terrorismo, poi in quella al crimine organizzato, Giampaolo Ganzer ha passato una intera vita in prima linea. Ma sul generale dei carabinieri - arrivato al comando del Ros, il reparto speciale dell'Arma - si sono abbattute prima le indagini della magistratura, poi il processo, infine la pesante condanna inflitta dal tribunale milanese. Quattordici anni di carcere per traffico di stupefacenti. Ora arrivano le motivazioni di quella condanna. E sono, ancora più della condanna stessa, un macigno che rischia di rendere difficile la permanenza di Ganzer nell'incarico: un incarico, va detto, cui l'alto ufficiale si è sempre detto disposto a rinunciare appena i suoi vertici avessero ritenuto inevitabile la sua destituzione.
Anche nelle motivazioni, non si adombra in alcun modo un profitto personale di Ganzer nel narcotraffico. Il generale, scrivono i giudici, violò le leggi per fare carriera, inanellare successi, ottenere prestigio e promozioni. «Il generale Gianpaolo Ganzer non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di droga garantendo loro l'assoluta impunità. Ganzer ha tradito per interesse lo Stato e tutti i suoi doveri tra cui quello di rispettare e fare rispettare la legge». Avrebbe condotto operazioni «basate su un metodo di lavoro assolutamente contrario alla legge, ripromettendosi dalle stesse risultati d'immagine straordinari per se stesso e per il suo Reparto». Ma «ha evitato, per quanto gli è stato possibile, di esporsi, facendo figurare altri come responsabili di iniziative che invece erano sue».
Parole severe anche per il comportamento processuale dell'ufficiale e per le sue dichiarazioni in aula: «Pur di tentare di sfuggire alle gravissime responsabilità della sua condotta negli anni in questione, ha preferito vestire i panni di un distratto burocrate che firmava gli atti che gli venivano sottoposti, dando agli stessi solo una scorsa superficiale; che veniva sistematicamente non messo al corrente di fatti rilevanti e ingannato dai suoi collaboratori, nessuno dei quali gli avrebbe parlato, per esempio, della consegna di oltre un miliardo e mezzo di lire a José-Berrocal; che non chiedeva spiegazioni e non sentiva il dovere di controllare l'operato dei militari che da lui dipendevano». I giudici spiegano infine perchè hanno rifiutato a Ganzer la concessione delle attenuanti generiche: «Le attenuanti non possono essere riconosciute a Ganzer non solo per l'estrema gravità dei fatti, avendo consentito che numerosi trafficanti fossero messi in condizioni di vendere la droga in Italia con la collaborazione dei militari e intascarne i proventi, con la garanzia dell'assoluta impunità, ma anche per la preoccupante personalità dell'imputato, capace di commettere anche gravissimi reati per raggiungere gli obiettivi ai quali è spinto dalla sua smisurata ambizione»