I giudici vogliono fare le leggi, non applicarle

Caro Lussana, mi pare che Vittorio Feltri abbia ancora una volta ragione. Difficile se non impossibile fare la riforma della Magistratura nel senso della separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, per la quale il Governo non dispone dei necessari 2/3 dei voti in Parlamento. Occorrerebbe una Bicamerale Costituente, ma il centrosinistra, debole politicamente come mai nella Storia, non intende contribuire alla riforma di un alleato strategico.
Parafrasando Leonardo Sciascia la nostra Costituzione è solo carta, perché la divisione tra i poteri non c’è più da tempo, posto che la politica è anche nella magistratura. Un esempio a mio parere paradigmatico è proprio la recente levata di scudi del presidente dell'Associazione nazionale magistrati Palamara, il quale ha evocato lo sciopero non per rivendicazioni salariali, ma per contrastare anche la sola ipotesi di riforma da parte del Governo e Parlamento! I magistrati sono sottoposti solo alla legge, ma in questo caso, come nel caso della non applicazione della legge sull'immigrazione, essi palesemente cercano di fare di fatto anche i legislatori, sovvertendo così l'equilibrio tra i poteri costituzionalmente riconosciuti.
Questo a mio parere dimostra che la nostra Costituzione è già di fatto violata, dal momento che in Italia i Giudici rivendicano oramai il potere di fare le leggi, anziché limitarsi ad applicarle. Questo significa defraudare il Parlamento delle proprie peculiari prerogative e in buona sostanza fare politica.
Cordialmente.
* avvocato