I gol di Allah di Brera e degli ultrà

Quasi ovunque, un calcio al pallone è solo un calcio. In Afghanistan, no. Quando, qualche anno fa, i soldati Nato regalarono ai bambini «le sfere magiche», sul loro cuoio fecero incidere tante bandiere, compresa quella saudita (che contiene i versi del Corano). E scoppiò il putiferio: i mullah insorsero, accusando gli «invasori» di voler prendere «a calci l’Islam».
Non è l’unica sorpresa del breve viaggio nel calcio di Allah di Luigi Guelpa. Da Marrakech a Baghdad (Limina, pagg. 202, euro 15) racconta, a esempio, la storia dello sceicco Fahd, presidente della Federcalcio del Kuwait, che porta i suoi al Mondiale di Spagna nell’82. Nella partita con la Francia di Platini, dopo un goal contestato per un fischio che proveniva dalla tribuna e che ai giocatori mediorientali sembrava essere uscito dalla bocca dell’arbitro, Fahd «si catapultò sul terreno di gioco. Accompagnato da un codazzo di mogli e servitori, scortato da parecchi agenti della Guardia Civil». E impose l’annullamento della rete.
Tutto un altro registro per Giovanni Francesio, che in Tifare contro (Sperling & Kupfer, pagg. 232, euro 14) racconta la storia degli ultrà italiani. Un’arringa controcorrente e controversa, che diventa una requisitoria piuttosto dettagliata, anche se sempre soggettiva: «In curva sono stato piuttosto bene. Ma fuori di lì, nessuno aveva la più vaga idea di cosa fosse veramente quel mondo».
Altre emozioni narra invece il mitico Gianni Brera. Il più bel gioco del mondo (Bur, pagg. 480, euro 12) è un’antologia postuma di articoli e saggi, scritti con passione e levità dal più grande giornalista sportivo del secolo scorso.