I GOVERNATORI DEL NULLA

Di una cosa, fino a qualche settimana fa, ero praticamente certo. E cioè che - passate le elezioni, fatta faticosamente la giunta e conquistata una maggioranza blindata (ventisei consiglieri su quaranta, molto più pesante del 53 a 47 per cento uscito dalle urne) - l’Unione al pesto avrebbe governato tranquilla per almeno un anno. Senza spaccature, senza grane, senza problemi. Come è possibile avere problemi con numeri così schiaccianti? Poi, certo, era chiaro che avrebbero litigato su tutto, dalle tasse alle occupazioni, dai buoni scuola alle magliette sempre più attillate ed eleganti della consigliera mastelliana Roberta Gasco. Ma non i primi mesi, non quelli della luna di miele con gli elettori.
E invece. Invece hanno litigato su tutto: dalle nomine nella Filse alla caccia, dalle nomine in Datasiel al condono edilizio, dalle nomine nella sanità alla suddivisione delle stanze in via Fieschi. Addirittura hanno litigato sulle magliette della consigliera mastelliana Roberta Gasco. Che restano sempre attillate ed eleganti, facendone la consigliera più bella della storia della Regione Liguria. Ma che la Margherita avrebbe voluto griffare con il suo logo centrista e che invece Roberta ha preferito spruzzare di Pittaluga-style. E, non contenti, sono riusciti anche nell’unica impresa che sembrava impossibile: riuscire a fare mancare il numero legale nella seduta del 7 giugno, nonostante la loro maggioranza blindatissima.
Insomma, lo sfondo dominante restano tutte le tonalità del rosso. Ma i Burlando-boys ne stanno combinando di tutti i colori. E stanno dimostrando di fare buchi da tutte le parti appena si parla di Valori e di Politica. Le provocazioni del capogruppo azzurro Luigi Morgillo, che si è ritagliato il ruolo di intelligente guastatore, spesso supportato da Gianni Plinio e dal resto della sua maggioranza, hanno messo a nudo la povertà di fondo di un’alleanza basata più sulla gestione del potere che su principi comuni. E così l’Unione si è disunita appena c’è stato da votare su Cuba, con pezzi di ex, post e neo comunisti che si sono rifiutati di condannare Fidel. E così l’Unione è rimasta unita nel bocciare una mozione di solidarietà al sindaco di Bologna Sergio Cofferati, di affermazione della legalità, del rifiuto delle occupazioni e di difesa delle forze dell’ordine. Niente. Al grido di «parole strumentali», hanno bocciato tutto l’impianto legalitario di Morgillo.
Ma l’ultimo documento scritto dal capogruppo azzurro e sottoscritto dagli altri quattro consiglieri di Forza Italia (Matteo Rosso, Gino Garibaldi, Gabriele Saldo e Franco Orsi), da Nicola Abbundo del gruppo misto, dai biasottiani Franco Rocca e Gianni Macchiavello, dall’udicino Fabio Broglia e dal leghista Francesco Bruzzone, sarà il vero banco di prova per l’Unione. Perchè la solidarietà richiesta per Oriana Fallaci denunciata per le sue idee è qualcosa che va oltre la stessa scrittrice. E diventa la misura della difesa della civiltà occidentale e dei suoi valori.
Lo stile della Fallaci non è il nostro. E, anzi, personalmente, ogni tanto i toni ai confini dello splatter di quello che scrive Oriana mi lasciano un po’ perplesso. Del resto, una certa tendenza alla forzatura delle parole è anche la sua forza dialettica. Ma la difesa dell’Occidente e, soprattutto, la difesa della libertà di opinione a casa nostra va oltre ogni giudizio letterario e stilistico.
Non ci si può tirare indietro. Non è ammesso chiudere gli occhi o appellarsi al relativismo. Il voto sulla mozione di Morgillo è il voto sulla nostra civiltà. Il resto è il Nulla.