I grandi d’Europa trovano l’accordo: "Vigileremo su titoli tossici e rating"

A Berlino c'è l'accordo: via libera a una supervisione di tutti i prodotti finanziari, inclusi gli <em>hedge funds</em>. Sanzioni contro i paradisi fiscali, più risorse all'Fmi. Il cancelliere tedesco Merkel: &quot;Chi non aiuta la trasparenza sarà soggetto a sanzioni&quot;. Il premier inglese Brown: &quot;Lavoreremo insieme&quot;. Appuntamento a Londra

Berlino - I «soci» europei del G20, riuniti a Berlino per preparare il summit di Londra del 2 aprile, chiedono unanimi nuove regole e più trasparenza per la finanza globale. Nel mirino, in particolare, i cosiddetti «paradisi fiscali», ma anche i fondi ad altissimo rischio, come gli hedge fund.

«Tutti i mercati e i prodotti finanziari, inclusi gli hedge fund, e le agenzie di rating devono essere posti sotto sorveglianza, senza eccezioni o distinzioni di nazionalità - dice il cancelliere Angela Merkel al termine dell’incontro -, stiamo lavorando sui dettagli che faranno parte di un piano d’azione. E stileremo una lista di chi non collabora - aggiunge il cancelliere tedesco - che dovrà essere soggetto a un meccanismo di sanzioni molto concreto».

I leader europei del G20 - oltre alla Merkel, Silvio Berlusconi, Gordon Brown, Nicolas Sarkozy e José Luis Zapatero, accompagnati dai rispettivi ministri delle Finanze - hanno definito insieme una forte posizione comune, da portare al summit di Londra, che vedrà l’esordio del presidente americano Barack Obama. Non solo nuove regole più stringenti e più controlli, ma anche nuovi fondi - 500 miliardi di dollari l’anno - per il Fondo monetario internazionale da destinare all’assistenza dei Paesi in crisi. Il Fmi e il Financial Stability Forum, presieduto dal governatore di Bankitalia Mario Draghi, dovranno monitorare ed incoraggiare la realizzazione dei 47 punti stabiliti dal summit di Washington, nel novembre scorso. Fra le riforme da attuare, un obbligo per le banche di aumentare le riserve prudenziali nei momenti favorevoli, per poter poi affrontare con più tranquillità le recessioni.

Per battere la crisi nel breve termine, i leader europei del G20 prenderanno misure nazionali con il minimo impatto distorsivo sui mercati. I governi europei si impegnano a evitare ogni forma di protezionismo, e «ci aspettiamo che anche gli altri Paesi del G20 facciano lo stesso», aggiunge la Merkel. Ma per quanto riguarda gli aiuti al settore automobilistico, il cancelliere fa una sorta di eccezione: «Non vogliamo che in Europa si mantenga una posizione rigida, mentre gli altri sono di manica larga». Se ne discuterà al prossimo Consiglio europeo straordinario. Intanto il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker rassicura: «Non c’è alcun rischio di default dei pagamenti nei Paesi dell’area euro».

Di vertice in vertice, le aspettative su un piano globale anticrisi e su un nuovo set di regole per la finanza internazionale stanno diventando sempre più forti. Il rischio è che le diverse visioni fra gli europei, gli americani e i rappresentanti dei Paesi emergenti portino a un risultato deludente. È evidente, ad esempio, che si sta creando un asse sino-americano, cementato da forti interessi economici comuni. Ma i leader europei fanno comunque sfoggio di ottimismo. «Abbiamo deciso che dobbiamo fare molto di più per un New deal globale - afferma il premier britannico Gordon Brown che ospiterà il summit del G20 il 2 aprile - e il vertice di Londra sarà un successo». Un auspicio condiviso da tutti i capi di Stato e di governo presenti a Berlino. «Non possiamo permetterci un fallimento», commenta Nicolas Sarkozy. «Vogliamo tutti che la crisi finisca e si stabilisca un sistema finanziario solido, trasparente ed etico», conclude lo spagnolo Zapatero.

Oltre ai membri del G7 (Usa, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Canada) al prossimo summit londinese parteciperanno Sud Africa, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Russia, Spagna, Turchia e Ue, ma non la Svizzera, che ha chiesto inutilmente un invito.