I Grandi prendono l’impegno: «Pronti a tutto per il rilancio»

«Where is Giulio? Where is Tremonti?» È venuta un po’ mossa, la foto di gruppo al vertice dei leader del G20, a Horsham, nella distesa verde del West Sussex britannico. Colpa del ministro del Tesoro italiano, arrivato trafelato proprio all'ultimo. Di corsa, ma a schieramento ormai già fatto: in prima fila seduti, quelli delle altre tre dietro, in piedi, a scalare. Così, la photo opportunity che lo avrebbe dovuto immortalare accanto al governatore della Banca d'Italia è saltata. Risultato: lui in ultima fila, quasi come un Pierino, e Mario Draghi in terza, impettito e disciplinato come il Garrone del libro Cuore. Disegno voluto e un po' discolo - quello del ministro - o semplice e umanissimo ritardo?
Comunque sia, ieri i due «nemici» si sono poi seduti accanto, condividendo le bottiglie di minerale, i microfoni e un tavolo in comune. Regole ineludibili di una conferenza stampa congiunta. Ma chi si attendeva scintille è rimasto deluso. Del nodo gordiano dei prefetti a cui affidare il controllo sulle banche, proposta avanzata dal ministro e poco gradita dal numero uno di Palazzo Koch, non si è fatto cenno. Perché, ha premesso Tremonti, «delle cose italiane non si parla quando si è all'estero». E nessuno dei due, infatti, ha buttato altra legna sulla pira di quel fuoco che nel frattempo, invece, continuava a infiammare il dibattito in patria.
Draghi e il responsabile del Tesoro hanno invece dimostrato di intendersela più che bene, in perfetta comunione di intenti.
Trasferendo quella forma fin dentro al merito di ciò di cui parlavano. Come quando Tremonti, affrontando il delicato rapporto tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, ha usato l'immagine di una «musica comune», suonata però «con note diverse». Immagine quanto mai perfetta per descrivere anche l'atmosfera regnata tra loro: scambi di cortesie nel gestire domande e risposte, cenni di apprezzamento alle parole dell'altro, la benché minima tensione.
Venendo invece a quel che più conta, appunto al merito, il ministro ha sottolineato l'importanza del fatto che sia «partito il motore di ricerca verso degli standard di regole e di principi, anche se non si sa quando questo finirà». E Draghi, quasi raccogliendo al volo il passaggio, ha ricordato come il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo del G20, il prossimo 2 aprile a Londra, «non sarà la fine del percorso» di risanamento dell'economia mondiale dal momento che i processi internazionali «sono cose che richiedono tempo e si tratta di cambiare ordinamenti con cui conviviamo da molto tempo». Se a settembre-ottobre il problema più grave era finanziario, ovvero la liquidità, ha aggiunto Tremonti, quello attuale «si chiama export, che in tutto il mondo si è piantato». Ma senza export non c'è stimolo che tenga, perché a esso è connessa la fiducia, che è il problema dei problemi. «Oggi i dati del commercio internazionale sono come dopo l'11 settembre 2001, quando tutto si fermò», ha ricordato il ministro. E mentre «se c'è domanda investi, anche se i tassi sono alti, quando non c'è richiesta questo non avviene».
Di fiducia ha parlato anche il governatore, indicando le tappe necessarie per ripristinarla. Sono tre, a suo dire, quelle fondamentali: ricostruzione del sistema bancario; adozione di valori certi, uniformi e coerenti con regole comuni sugli asset «tossici»; adozione infine di politiche di bilancio per evitare la crescita della disoccupazione e del contagio che essa si porta inevitabilmente dietro: un ulteriore calo della domanda.