I Graviano smentiscono Spatuzza

Uno ha risposto alle domande ma non a quelle sulla politica; l’altro ha negato ogni contatto con Marcello Dell’Utri e di aver fatto «favori» a Forza Italia. Dopo Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca, ieri mattina nell’aula bunker di Firenze sono stati ascoltati il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e il fratello Filippo. La corte d’assise sta ricostruendo la stagione delle stragi del 1993 per il processo al boss Francesco Tagliavia. Giuseppe Graviano, in collegamento video dal carcere milanese di Opera, è stato il primo a rispondere al presidente della corte Nicola Pisano. Ha taciuto solo su quelle relative a Dell’Utri e la Fininvest. «Ho dei processi in corso, sulla politica mi avvalgo della facoltà di non rispondere», ha spiegato. Ma poi ha smentito il racconto di Spatuzza sull’incontro nel 1994 al bar Doney di Roma, dove il pentito sostiene che Graviano gli confidò che Berlusconi e dell’Utri gli «avevano messo praticamente il Paese nelle mani». Non troppo diverse le risposte di Filippo Graviano, interrogato dopo il fratello. Lui era in collegamento dal carcere di Parma. Ha detto che «nei discorsi di Spatuzza c’è una marea di contraddizioni». Poi le smentite allo stesso Spatuzza: mai ha avuto contatti con Dell’Utri e mai ha dato indicazioni di voto per Forza Italia: «Sono stato arrestato il 27 gennaio del 1994 - ha spiegato - e mancavo da anni da Palermo. Non ho mai avuto interessi nella politica, ma solo di accumulare denaro e sperperarlo».