I Grillini parlanti vanno in parata

Non avendo niente di meglio da fare, sono due giorni che discutiamo di un bacio che non era un bacio. Mezzo governo, una schiera di editorialisti, filosofi, moralisti, cinque ministri, deputati e senatori hanno speso il loro tempo a denunciare la «caccia alle streghe», il «clima torbido», il «Paese bigotto», la «folle arretratezza», «l'omofobia becera e forcaiola» e il «fondamentalismo reazionario», chiedendo l'intervento un po' di tutti, dal Comune di Roma alla Corte dei diritti dell'uomo, dal consiglio di circoscrizione all'Onu, per difendere due gay «denunciati perché si baciavano». Ma chissà perché hanno dimenticato in fretta un piccolo particolare: i due gay non si baciavano. Facevano altro. Lo scrive il rapporto dei carabinieri, che fino a prova contraria, fa fede più di un'intervista a Vattimo o di dichiarazione Ansa di Pecoraro Scanio.
E allora di che stiamo parlando? Se, ad impegnarsi nella pratica cara a Clinton all'aria aperta del Colosseo, ci fossero stati un ragazzo e una ragazza, anziché due omosessuali, la denuncia sarebbe scattata lo stesso. Gli atti osceni in luogo pubblico, con buona pace dei Grillini parlanti, restano atti osceni: che a praticarli sia Monica o Monico Lewinsky poca differenza fa. Piuttosto meglio stare attenti ai luoghi prescelti: la stanza ovale (o orale) crea qualche problema, il centro di Roma pure. Se non si è al riparo dagli occhi dei passanti, non si è al riparo neppure dal codice: ed essere due maschietti non può essere motivo di estinzione del reato, tanto più che si tratta di reato penale. O siamo arrivati a teorizzare l'immunità gay?
In effetti, ogni tanto si ha l'impressione che essere gay sia diventato oltre che un orgoglio da esibire, anche un jolly da giocare nelle occasioni più difficili. Ti escludono da un concorso? Urli alla discriminazione gay. Ti negano una promozione sul lavoro? Urli alla discriminazione gay. Ti bocciano a scuola? Urli alla discriminazione gay. Magari, invece, l'essere gay non c'entra: eri soltanto più asino degli altri. Ma chi osa dirlo passa subito per omofobo becero e forcaiolo, fomentatore del clima torbido e della caccia alle streghe, rappresentante della folle arretratezza, eccetera eccetera.
È andata così anche l'altro giorno. Due gay sono stati colti in fallo (proprio fallo) con «slip e pantaloni scesi», come cita testualmente il rapporto dell'Arma, e hanno trovato la via comoda di difendersi urlacchiando alla discriminazione omofoba. Se fossero stati etero, si sarebbero un po' vergognati, magari cercando comprensione nel maresciallo («l'estate... la tempesta ormonale... l'uomo non è di legno... lei mi capisce, vero?»). Essendo omo hanno detto che quello era solo un bacio (bacio? Ma dove?) e che i carabinieri hanno agito per odio gay. E i pantaloni scesi? E gli slip? Niente da dichiarare. Del resto, si sa, la passione a volte ti fa restare in mutande. A volte, persino senza.
Il fatto è che immediatamente questa versione è stata presa per buona. Ed è scattata automatica la solidarietà gay. Sono intervenuti almeno cinque ministri (Ferrero, Pollastrini, Turco, Pecoraro Scanio e Bindi), ex ministri, sottosegretari, radicali, giornalisti, editorialisti, filosofi, Arcigay, Gaylib, circoli culturali e persino il procuratore generale della Cassazione, che è arrivato direttamente alla sentenza («Non è atto osceno»). senza bisogno nemmeno della Corte d'Appello. Michele Serra su Repubblica s'è commosso pensando alle «stelle brillarelle» sotto il cielo del Colosseo (romantico), la sociologa Chiara Saraceno già che c'era se l'è presa con Internet e videotelefonini (non c'entra nulla ma non fa mai male). Il circolo Mieli ha invitato tutti per un bacio collettivo al Colosseo, mentre altre manifestazioni del genere sono state organizzate nel resto d'Italia: Vattimo non ci sarà, Cecchi Paone invece sì, la Pollastrini lancia una campagna di settembre per il rispetto delle differenze, Luxuria ha già pronta un'interrogazione (probabilmente a risposta orale), ma Pecoraro Scanio vuole addirittura una legge. E allora perché non una commissione d'inchiesta? Sarebbe meraviglioso: commissione d'inchiesta sul P2, dove due sta per i soggetti denunciati e «p» non si può dire.
Ci mancavano solo gli interventi di D'Alema («Gay fateci sognare»), di Fassino («Baciamo una banca?») e di Prodi (sentito il parere dell'esperto Sircana) e il quadro era completo. Hanno parlato tutti. Eppure nessuno ha preso in considerazione, nemmeno per un attimo, il rapporto dei carabinieri. Nessuno ha pensato che in fondo di baci omosessuali se ne sono visti tanti, dai gay pride ai matrimoni gay, al cinema e nelle fiction tv, e mai nessuna volante è intervenuta con le manette. Suvvia, siamo seri: se quello al Colosseo fosse stato davvero un bacio, non ci sarebbe stata nessuna denuncia. Sarebbe stato meglio per tutti: noi ci avremmo guadagnato un po' di tempo, le associazioni gay avrebbero perso al massimo un po' di visibilità. Gli unici a rimetterci davvero sarebbero stati i ministri del governo Prodi: sul bacio gay, infatti, si sono schierati tutti dalla stessa parte. Per una volta, senza litigare. Che sfortuna: ormai riescono ad andare d'accordo solo su una cosa che non esiste.
Mario Giordano