I gruppi che esportano molto hanno una carta in più

Non è un settore che li accomuna ma la loro vocazione internazionale e, soprattutto, il forte orientamento all’export. I titoli in questione, cioè, sono quelli che hanno nel proprio dna un’alta percentuale di fatturato all’estero e, molto spesso, al di fuori del mercato europeo.
In sostanza società o gruppi che da anni (o addirittura da decenni) sono abituati a giocare la propria sopravvivenza su tutti i tavoli internazionali confrontandosi con i leader mondiali e, in alcuni casi, spodestandoli. Si tratta, per fare qualche nome italiano di Autogrill, Luxottica, Geox, Saipem e Tenaris. «Siamo convinti che la situazione che si sta configurando nel Vecchio continente centri poco con il 1929 e che, al contrario, abbia parecchie cose in comune con ciò che si è vissuto in Giappone nel decennio a cavallo tra il 1995 e il 2006», tiene a sottolineare Gianluca Gabrielli direttore investimenti di Soprarno, una società di gestione indipendente.
«Se questa nostra tesi fosse confermata nei fatti nei prossimi mesi dovremmo fare tesoro di quello che è accaduto in quella lunga e profonda crisi del sistema giapponese. E cioè stare alla larga dai finanziari (bancari e assicurativi) che potrebbero perdere gran parte del loro valore di Borsa (cosa peraltro già accaduta per molti istituti americani e britannici ndr). Così come sarebbe bene evitare le società molto indebitate (in particolare se appartenenti ai settori telecom e utilities) che avranno difficoltà a rifinanziarsi a seguito degli sviluppi della crisi bancaria».
Secondo Gabrielli, tenderanno invece a salvarsi i petroliferi e i titoli delle materie prime (il cui trend di domanda resta intaccato) e le società di servizi specializzate per questi settori (come per esempio Saipem e Tenaris) e le società di navigazione e, per l’appunto i gruppi votati all’export e con una visione veramente internazionale. «Gruppi con un management già abituato a lottare in tutti i mercati, a confrontarsi con regole e norme differenti, avvezzi a superare ostacoli governativi e burocratici di svariato tipo e che, in particolare, hanno sempre una visione globale del mercato e proprio per questo riescono a bilanciare meglio nel medio termine le inevitabili fasi alterne delle economie mondiali», conclude Gabrielli.