I guai del Pd, i pm adesso convocano Zunino: "Diede 750mila euro al factotum di Penati"

L’immobiliarista sarà sentito in settimana in Procura a Monza. Pagò Di Caterina quando era il &quot;collettore dei soldi&quot; dell’uomo Pd. Il sindaco di Sesto, sotto inchiesta, sarebbe pronto ad andare dai magistrati. <strong><a href="/interni/da_sesto_corte_de_benedetti_gli_affari_finanziere_rosso_vitale/05-09-2011/articolo-id=543788-page=0-comments=1" target="_blank">Da Sesto alla corte di De Benedetti: gli affari del finanziere rosso Vitale</a></strong>

Milano Una partita giocata su due tavoli. Una a carte scoperte, l’altro sottotraccia. L’inchiesta dei pm di Monza sul «sistema Sesto» segue la pista del denaro. Dagli imprenditori ai politici, fino al partito. Da un lato, le tangenti per la riqualificazione delle aree ex Falck e i finti affari immobiliari per costituire fondi neri. Dall’altro i bersagli grossi, su cui gli investigatori si muovono con il massimo riserbo: le presunte tangenti per l’acquisto di Serravalle e il ruolo delle cooperative rosse indicate nei verbali come «il braccio armato» dei Democratici. Il prossimo giro di interrogatori - con ogni probabilità tra mercoledì e giovedì - chiamerà in causa due personaggi chiave nel meccanismo dell’ex Stalingrado d’Italia. Un immobiliarista e un avvocato. Luigi Zunino e Giovanni Camozzi.

Sono loro, secondo i pm Walter Mapelli e Franca Macchia, i protagonisti di una serie di operazioni immobiliari «farlocche»: Zunino, azionista di controllo di Risanamento spa (società proprietaria di Immobiliare Cascina Rubina Srl a sua volta proprietaria dell'area ex Falck). E Camozzi, braccio destro dell’immobiliarista e legale rappresentante pro-tempore di Cascina Rubina. Il loro ruolo lo spiegano gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta.

«Sussiste più di un grave e preciso indizio che Zunino si sia rivolto a Grossi (Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche finito in carcere nell’indagine milanese sulla riqualificazione del quartiere Santa Giulia, ndr) affinché quest’ultimo provvedesse al pagamento dei politici locali che stavano decidendo sul raddoppio delle cubature sull’area industriale dismessa ex Falck». Con chi fanno affari, i due? Con alcune società riconducibili a Piero Di Caterina (Caronte srl, Miramondo Netwok srl, Sesto Sviluppo srl), la gola profonda dell’inchiesta che sta inguaiando Filippo Penati e imbarazzando il Pd. Nel mirino dei pm, in particolare, una compravendita da 750mila euro, finiti nelle tasche del titolare della Caronte, ritenuto il fiduciario di Penati prima che il «patto» con il politico si rompesse. Affari che, per la Procura, «presentavano macroscopiche anomalie tanto da generare più di un sospetto che si trattasse di operazioni fittizie, portate a termine al solo scopo di costituire provviste per il pagamento di tangenti a favore di politici del Comune di Sesto San Giovanni, allo scopo di trarre benefici e agevolazioni nella realizzazione del progetto di riqualificazione da parte di Luigi Zunino dell’area ex Falck».

«Marketing territoriale», lo chiamavano gli indagati. Il significato lo spiega ai pm lo stesso Camozzi. «Zunino mi ordinò di stipulare un contratto con la società di Di Caterina per promuovere un’iniziativa sul territorio a favore del progetto immobiliare dell’area ex Falck, e mi disse che per accrescere l’immagine del gruppo Risanamento era necessario anche un appoggio politico che Di Caterina, uomo legato all’allora presidente della Provincia Penati, poteva dare».

Ma dai pm, presto, potrebbe presentarsi anche Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto, anche lui sotto inchiesta. «Nei prossimi giorni - spiega Oldrini - sceglierò un legale e insieme a lui deciderò di chiedere un incontro con i magistrati monzesi per chiarire tutte queste insinuazioni». Ovvero, le accuse che gli sono piovute addosso da Di Caterina. Non solo i soldi (chiesti al costruttore Giuseppe Pasini) per la ristrutturazione del palazzo del ghiaccio di Sesto, ma anche quelli che avrebbe ricevuto in nero dallo stesso Di Caterina per un sondaggio pre-elettorale.