I guai perenni del Meridione

Agazio Loiero, governatore della Calabria, si asciuga stanco col fazzoletto la fronte ingombra di guai in una foto che lo ritrae; ma deve essere persona gioviale. E inoltre io disapprovo il pregiudizio anticalabro che nel Medioevo li faceva avversare. E sarà pur vero inoltre che la folle legge è stata approvata dalla giunta precedente. Tuttavia partorire in una sola botta 521 pensionati regionali precoci, donando dai 156mila ai 578mila euro di indennità a quelli dirigenti, è gesto enorme. Neppure ai pascià turchi o agli imperatori bizantini, gran dispensatori di crimini e pensioni a profusione sarebbe riuscita tanto vasta munificenza. Anche perché trattandosi d'eliminare i burocrati in sovrappiù, la Sublime Porta o Bisanzio avrebbero tagliato qualche testa. Ne sarebbe derivata un'esecrabile ecatombe; e però dal lato contabile infine persino quei dispotismi facili allo spreco sarebbero stati più avari della regione di Loiero.
Si potrebbe anche alleggerire un poco il gesto di quella amministrazione dicendo che le regioni sono degli enti perniciosi e da chiudersi ovunque. E aggiungere che l'inettitudine della amministrazione pubblica è ormai così folle da darci per paradosso pure delle soddisfazioni. A nessuna nazione dell'Occidente infatti finora era riuscito di bloccare i cinesi e condurli all'impotenza. Le nostre prassi sulle licenze e gli orari ci sono invece riuscite: diverranno verosimilmente un caso da studiare per la Cia e gli istituti di studi strategici di mezzo mondo. E tuttavia resta il fatto che la dissipazione calabra è esemplare di quanto accade in tutto il Sud, dove si seguitano a spendere, e sprecare, da sempre soldi perlopiù creati e tassati nel resto d'Italia. Anche nel centro Italia prospera una pessima élite di sindacalisti, politicanti, cooperative che si girano tutte le poltrone possibili. E anche al Nord c'è una nomenclatura senza altro vero mestiere che far accomodare se stessa e i suoi in uno dei 589976 pigri impieghi di regioni e autonomie locali. Ma c'è una differenza. In Veneto o nelle Marche un'economia più solida e vera c'è. Invece al Meridione quanti distretti di imprese superano il fatturato dei locali enti regione? Ben pochi.
Insomma nella Napoli di Bassolino, come nella Calabria di Loiero c'è gran abbondanza di guai perenni, i quali seguitano a essere amministrati come sempre. E avranno come risultato quindi l'esito elettorale consueto. Il Nord tassato, voterà più a destra; e la maggior densità di prebende del Centro un po' conterrà la protesta. Invece il Sud come sempre starà con chi a Roma ha vinto e tiene i cordoni della borsa. Perciò con queste elezioni amministrative non dovrebbe cambiare molto. Perché un governo abbondante di Mastella, ma povero di ministri del Settentrione, è organico al perpetuarsi dei peggiori mali del Sud. Dei mali che frutteranno però al governo i suoi voti. In Calabria si voterà infatti a Reggio Calabria, Paola, Castrovillari, Corigliano e altri comuni. E i soldi delle Asl, delle consulenze e di tutte le altre prebende lì conteranno. Insomma né questo governo che reincarna i peggiori centrosinistra del passato, né quello di destra hanno al Sud cambiato le cose. Vi prospera il peggio dell'Italia, e della sua solita pubblica amministrazione, rinforzato ora dal democristianume del partito democratico, e dall'inglobamento dei comunisti nelle clientele, anche del sud.
Geminello Alvi