I Jackie-O Motherfucker al Bloom

Luca Testoni

Collettivo musicale aperto originario di Portland, Oregon, che ruota intorno alla figura dell'eclettico Tom Greenwood (chitarra, percussioni e giradischi), i Jackie-O Motherfucker, ospiti questa sera al Bloom di Mezzago (via Curiel 39, ore 22.30, ingresso 5 euro), fanno rivivere la sperimentazione underground americana degli anni Sessanta mescolando free-jazz e space-rock, noise e avanguardia, blues tribali e folk.
Coccolati dalla stampa specializzata (copertina e riconoscimenti su The Wire) e ammirati dai Sonic Youth e da post-rocker quali Mogwai e Godspeed You! Black Emperor, sono uno dei pochi gruppi che potrebbe figurare contemporaneamente in un volume dell'“Anthology of American Folk Music“ come pure in una raccolta della Knitting Factory (il tempio newyokese del jazz più sperimentale).
Il loro approccio è sicuramente avanguardistico, ma il suono è legato a doppio filo alle radici della musica americana: ne viene fuori quanto di più psichedelico si possa ascoltare nel panorama musicale odierno. Change, loro ultimo disco in studio (che risale al 2002), è un lungo, infinito, mantra. Pura musica "da viaggio, all'insegna della libertà espressiva e della contaminazione tra generi.
Una curiosità: per l'ultima versione della band dal vivo, Tom Greenwood ha assoldato anche la coppia di fratelli torinesi Roberto e Maurizio Opalio, meglio noti come My Cat is An Alien, un duo di improvvisatori avant-rock, in vero apprezzati più negli States e in Gran Bretagna che non dalle nostre parti (e che lo scorso anno hanno registrato proprio con i mentori Jackie-O Motherfucker uno split-lp).