I Keane, dal metrò al Rolling

Luca Testoni

Da promessa del pop rock inglese a superstar internazionali nel breve volgere di un paio d'anni. È stata rapida l'ascesa dei Keane, il trio di Battle, Essex, rivelazione del pop-rock d'Oltremanica, ospite questa sera del Rolling Stone di corso XXII Marzo 32 (ore 21.30, ingresso 18 euro).
Il nome Keane non vi dice nulla? Vi aiutiamo: il loro singolo d'esordio, Everybody's changing (2003), paragonato dalla stampa britannica «alle sonorità dei Radiohead del periodo dell'album Kid-A in vena di cover degli A-ha», è stato per lungo tempo la colonna sonora della campagna televisiva Vodafone. Poi c'è stato l'album Hopes and fears (2004) che ne ha confermato le aspettative. Un disco godibile, privo di cali di tensione e molto apprezzato dalla critica anglosassone: «I Keane - è stato scritto - suonano il miglior pop chitarristico inglese... ma senza le chitarre». In effetti, il terzetto composto da Tom Chaplin (voce e tastiere), Tim Rice-Oxley (piano e basso) e Richard Hughes (batteria), riesce a fare a meno della «mitica» sei corde.
Le influenze della band che ha fatto incetta di premi ai Brit Awards 2005, gli Oscar della musica britannica? Indubbiamente, i boys devono molto al pop-rock epico degli anni Ottanta (gli U2 su tutti), anche se sorgono spontanei i paragoni con i colleghi Coldplay e Travis. Quel che importa, però, è che sanno scrivere canzoni in discreto equilibrio tra melodia e romanticismo.
Attenzione, però: se le canzoni fossero dei dolcetti, prima di consumare quelle dei Keane bisognerebbe essere ben certi di non essere afflitti da seri problemi di metabolismo: pochi altri gruppi in circolazione infatti sono capaci di concentrare altrettanto zucchero in una canzone.
Il pubblico ha comunque mostrato di gradire il loro sound patinato: Hopes and fears ha venduto cinque milioni di copie, resistendo per mesi ai vertici delle classifiche del Vecchio Continente e conquistando il disco d'oro in Italia.
Ai primi di giugno uscirà il nuovo lavoro, Under the iron sea. In tutto 13 canzoni, trainate dal singolo, radiofonico e molto U2, Is it any wonder?. Esplicito l'intento dei Keane di accentuare il proprio lato rock. Ora il concerto del Rolling Stone, unica data italiana in programma, dopo l'anteprima live per pochi intimi di qualche settimana fa in un sotterraneo della metropolitana di Londra.