I killer dell’edicolante erano fuori per l’indulto

Durante la fuga, i banditi erano stati visti da un’anziana

Carmine Spadafora

da Napoli

Li hanno presi. Quattro giovanissimi, quattro criminali con un «pedigree» di tutto rispetto, due dei quali tornati liberi grazie all'indulto, agli inizi di agosto. Sarebbero loro, secondo i pm della Procura di Napoli, gli autori della tentata rapina costata, la sera del 4 settembre scorso, la vita all'edicolante Salvatore Buglione, massacrato con una coltellata al cuore, in via Pietro Castellino, al Vomero, zona collinare di Napoli.
Li hanno presi nelle loro case e in quelle delle fidanzate, nel quartiere di Piscinola, una delle tante Scampia di Napoli. Tre fratelli, tra cui un minore di 17 anni e un quarto complice, il capo: Domenico D'Andrea, 23 anni, detto «Pippotto». E proprio Pippotto è uno dei due indagati che, con Antonio Palma, 22 anni, è uscito con l'indulto un mese prima il raid di via Castellino.
La polizia all'alba di ieri ha eseguito i quattro provvedimenti di fermo, firmati dal pm Gabriella Gallucci. «L'indagine non è ancora conclusa, vanno definiti ancora alcuni dettagli e, rafforzato ulteriormente il quadro probatorio», spiega un inquirente. Non fanno nomi riguardo al bandito che materialmente ha accoltellato Buglione ma, da fonti investigativi è trapelato che sarebbe stato proprio il minore, 18 anni tra 2 mesi, ad uccidere l'edicolante. Interrogato per ore dai pm, Pippotto avrebbe iniziato a fare le prime ammissioni, ma escludendo la propria partecipazione alle fasi dell’omicidio, sostenendo di trovarsi in macchina al momento dell’assassinio.
Subito dopo l'omicidio di Salvatore Buglione, Sasà per i familiari e gli amici, era scattata la caccia all'uomo dei carabinieri e della polizia, soprattutto del commissariato Arenella. Perquisizioni, confidenti messi alle strette, almeno tre testimoni ma, soprattutto, un grande contributo alle indagini è stato dato dagli agenti della Scientifica, che hanno minuziosamente esaminato ogni possibile traccia lasciata dagli assassini.
La tragedia avvenne alle 7 di sera di lunedì 4 settembre. Tre rapinatori (mentre un quarto complice attendeva probabilmente in auto) entrarono in azione, con il coltello in pugno. L'edicola si trova proprio alla sommità di via Pietro Castellino, strada trafficatissima e buia appena muore il giorno. Buglione, impiegato comunale, quel tragico pomeriggio di due settimane fa, com'era sua consuetudine, aveva deciso di dare una mano alla moglie, Antonietta Ferrigno, titolare dell'edicola, ritornata a casa per una slogatura ad una caviglia.
«Dacci i soldi o ti uccidiamo», urlò il malvivente armato di coltello. Il giornalaio cercò di trovare rifugio nell'edicola ma fu raggiunto all'interno da uno dei banditi, che lo colpi con una coltellata al cuore. Agonizzante, Buglione, riuscì a fare pochi passi, fuori dalla bottega, prima di crollare sul marciapiede. In tasca, Sasà, aveva l'incasso di una dura giornata di lavoro: circa millecento euro.
I tre fuggirono, ma furono visti da un'anziana e da due ragazzi, appena scesi da un autobus. Tre testimoni, la svolta all'indagine l'avrebbero data loro. L'omertà di Napoli, almeno una volta è stata annientata dal coraggio di questi tre cittadini: dopo dodici giorni, i fratelli Palma e Pippotto sono stati arrestati. Fino al giorno del funerale, l'edicola di via Castellino ha rappresentato il punto di riferimento per la protesta di migliaia di napoletani, sfiniti dalla delinquenza che imperversa a Napoli, furibondi contro l'indulto. Fiori, lumini votivi e, decine di biglietti incollati sulla serranda abbassata. «Al consiglio regionale. Al consiglio Provinciale. Al consiglio Comunale. All'ubiquo Mastella. Vergognatevi», era scritto su un foglio. Dopo qualche giorno, una mano zelante, ha strappato questo biglietto, subito sostituito, però, da un altro, contenenti le medesime accuse.