I killer di Erba ora ritrattano Olindo: "Io sono innocente"

Via al processo per gli omicidi di Raffaella Castagna, del piccolo Yossef, della nonna e della vicina di casa. L'uomo si discolpa in aula. E la moglie sembra voglia autoaccusarsi: "Non ho detto tutto su quella sera"

Como - Piazza Vittoria: ore 9. La ressa delle migliori occasioni si scatena già mezz’ora prima che vada in scena il processo mediatico dell’anno. Telecamere, macchine fotografiche, microfoni, registratori. E spintoni. Tutto come da copione. Ma con un vantaggio, almeno: l’unico cellulare che si tiene d’occhio per una volta è quello che deve portare a Palazzo di Giustizia, scortato dalle guardie carcerarie, Olindo Romano. Perché, in realtà, da quando è accaduta, era la sera dell’11 dicembre, non si è mai smesso di parlare della strage di Erba. Come non hanno mai smesso di discettare, in tivù e sui giornali, psicologi, psichiatri e criminologi. Nel tentativo di spiegarci come e perché due persone, apparentemente normali e tranquille, una sera d’inverno, hanno deciso, esasperate dal rumore che facevano i vicini del piano di sopra, di punirli. Scatenando l’inferno, compiendo una strage agghiacciante in cui anche un bimbo di tre anni è stato sgozzato senza pietà.

I vestiti macchiati di sangue trovati nella lavatrice dei due, l’alibi di un panino al McDonald’s di Como che vacilla fin dall’inizio, poi il colpo del ko: la testimonianza decisiva di Mario Frigerio, per giorni tra la vita e la morte, ma poi fortunatamente l’unico sopravvissuto a quella mattanza, che induce i due coniugi diabolici, Olindo Romano e la moglie Rosa Bazzi, alla confessione. Da allora tutto è sembrato chiaro. Purtroppo e fin troppo, nell’efferatezza di quella spedizione punitiva. Come segnato, dritto verso l’ergastolo, sembrava il cammino che ai due coniugi, schiacciati dall’evidenza delle prove, sarebbe toccato di compiere. E invece eccolo il colpo di scena, anzi il duplice colpo di scena. Che è arrivato ieri a Como all’udienza preliminare sotto gli occhi esterrefatti di papà Castagna, l’uomo del perdono, e di Azouz Marzouk, l’uomo della rabbia. «Sono innocente», butta lì con voce asettica Olindo Romano, come se chiedesse un caffè, tra una comunicazione di servizio e l’altra al Gip, Vittorio Anghileri. Poi, contestualmente alla sua clamorosa uscita, la dichiarazione di poche righe che la moglie Rosa Bazzi, assente per un malessere, ha affidato ai suoi difensori, Luisa Bordeaux e Fabio Schembri: «Non ho detto tutta la verità durante gli interrogatori».

Due bombe ad orologeria, innescate da poche parole, con le quali i due coniugi cercheranno d’ora in poi di mettere in discussione l’intera vicenda. Rosa Bazzi con una simile frase non sembra dichiararsi anche lei innocente ma, piuttosto, fa intendere che si assume la totale responsabilità del massacro. Esattamente come aveva cercato di fare, nei primi interrogatori.

Le reazioni a questo terremoto verbale non si fanno attendere: «La linea difensiva che vogliono adottare i colleghi che assistono i due assassini è sconvolgente, come lo è la dichiarazione di innocenza fatta da Olindo Romano ad inizio udienza», sbotta l’avvocato Roberto Tropenscovino, che assiste Azouz, lasciando l’Aula delle Assise di Como. Sconcertato anche Manuel Gabrielli, il legale di Mario Frigerio che, la sera della strage, ha perso la moglie, Valeria Cherubini e che, nella ricostruzione resa agli investigatori, aveva dichiarato senza ombra di dubbio che l’uomo che aveva cercato di ucciderlo era stato il suo vicino di casa, Olindo Romano.

Da adesso in poi, con queste premesse, sono attesi altri fuochi d’artificio. Visto che i due difensori della coppia, oltre alla dichiarazione di Rosa Bazzi, intendono utilizzare come prove a favore un video e alcune foto scattate durante il loro sopralluogo nell’appartamento della strage. «Se Olindo Romano si è dichiarato innocente - sottolinea il suo legale Fabio Sghembri - non vedo perché non dobbiamo credergli. Anche se i fatti sono apparentemente contro di lui, anche se un testimone lo accusa è nostro compito difendere chi ha il diritto di essere difeso». Domani nuova udienza. I legali di Rosa e Olindo potrebbero presentare la richiesta di rito abbreviato e quella di almeno una perizia psichiatrica.