Per i ladri solo trippa per gatti

Francesco Canepa

Ladri di polli? «Magari!» devono pensare i componenti della sgangherata banda che si è introdotta domenica pomeriggio nel Santuario di N.S. di Bavari. Bottino: 12 scatolette di cibo per gatti.
La «colpa» è tutta di monsignor Merani, che, alla quindicesima razzia della cassetta delle offerte, ha fatto installare una robusta cassaforte: non potendo mettere le mani sulle elemosine, gli scaltri rapinatori, evitati accuratamente un paio di antichi dipinti e un calice dorato, hanno ripiegato sulle provviste di Valeria, la gattina «adottata» dalle priore del Santuario. La felina vittima del furto, intervistata, ha comunicato di non aver intenzione di sporgere denuncia.
Così, al posto delle consuete dichiarazioni degli inquirenti, si susseguono paragoni cinematografici, frizzi e lazzi. Il richiamo più gettonato è quello alla banda dei soliti ignoti dell’omonimo film di Monicelli; viene da obiettare che, se non altro, Capannelle e soci avevano sbafato un’appetitosa pasta e fagioli, aggiungendo il tassello decisivo a un indimenticabile mosaico dell’Italia affamata degli anni ’50, mentre i «nostri», almeno si spera, se ne sono tornati a casa a bocca asciutta.
I punti di contatto con la banda del film non si fermano qui: pare che anche in questo caso, per entrare in sacrestia, i ladri abbiano dovuto faticosamente praticare un enorme buco nella porta (avranno usato «la tecnica del trapano» di cui era maestro Totò?): con presumibile disappunto si sono trovati (comunicano fonti di sacrestia) in una «stanza piena di ravatti». A quella vista, probabilmente, devono essere stati vinti dall’esasperazione che ha dettato loro l’«insano gesto» di appropriarsi delle «prelibate» scatolette.
C’è un ultimo dettaglio che fa sorridere, ma a denti stretti: la chiesa di Bavari sta a pochi metri dalla Stazione dei Carabinieri e il furto è avvenuto in pieno giorno. Che fossero tutti al cinema?