I laureati: e del master ora che ne faccio?

Ecco le reazioni alla provocazione di Caterina Soffici che analizzava i motivi per cui gli italiani entrano nel mondo del lavoro più tardi rispetto al resto d’Europa

Io non vorrei lavorare in azienda come un semplice impiegato, mi piacerebbe fare qualcosa di più importante di più responsabile. Ma lei ha già tagliato le gambe all’idea del master, all’idea di fare gavetta per poi crescere in ambito lavorativo dirigenziale... So che il laureato italiano medio è il più vecchio in Europa, ma mi dica, che cosa si può fare?
Michele Curtoni

Per evitare che masse di studenti si iscrivano a corsi di specializzazione e ritardino così l’entrata nel mondo del lavoro, bisognerebbe risolvere il problema alla radice. Tutte le università, ormai, dovrebbero prevedere alla fine degli esami un periodo di prova o almeno di primo contatto con la realtà lavorativa.
Piero Chiricozzi

Lei ha ragione, i master sono inutili. Ma dovrebbe rivolgere l’osservazione non ai giovani, bensì agli industriali. E sa che le dico? Non ci vogliono? Peggio per loro. Rimangano pur soli ad attendere l’onda di marea dall’Asia, che certamente arriverà. Io non vendo la mia fantasia, la mia vita a chi mi viene a chiedere: «Dove hai studiato? Sei soprappeso? Tua moglie è sempre incinta e ti porta via troppo tempo ed energie? Hai uno stage a Tirucchirappalli? Hai frequentato un inesistente corso per polarizzatore ortotrontrico? E comunque guarda, se sei un runner al momento abbiamo da portare quei cartoni di latte all’equipaggio di una carretta del mare giù al molo 5». Per quel che mi riguarda ho scelto di mettere le mie potenzialità a disposizione della scuola pubblica.
Antonio Soro

Purtroppo lo stage, nella maggior parte dei casi, è inevitabile sia dopo la laurea che dopo un master essendo oggi, di fatto, la «formula contrattuale» più diffusa ed abusata nel mercato del lavoro per neolaureati. Non tutti gli stage sono formativi, anzi per lo più non lo sono per nulla. Ma la speranza è l’ultima a morire... nell’attesa di trovare una via d’uscita possibilmente straniera.
Carlo Azimonti

Da reduce da quel tritacarne che è la Sapienza mi lasci aggiungere del personale alla sua precisa disamina sui laureati rigidi e viziati: tempo fa proposi a qualche laureando-neolaureato in ambasce per il lavoro di inviare il suo curriculum qui in Lussemburgo alle società di revisione, note per reclutare torme di giovani ogni anno. Da più parti, la risposta sprezzante fu che uno stipendio di 2.000 euro netti al mese (per un giovane senza esperienza) «è una miseria se non ti pagano nemmeno la casa». Senza parole.
Matteo Cortigiani

Ho 29 anni, laurea in sociologia della comunicazione 109/110 e master in marketing e comunicazione new media (costo 11.700 euro). Ho delapidato i miei genitori e ora guadagno 700 euro logicamente senza contratto. Appena laureato ho trovato subito lavoro, minutavo programmi tv per 350 euro mensili e svolgevo ricerche di marketing al telefono (350 euro) per un totale di 13 ore al giorno compresi sabato e domenica. Ecco cosa mi ha motivato a fare il master, evitare un esaurimento nervoso! Ora mi sento molto qualificato ma nel lavoro che sto facendo adesso non posso usare le conoscenze acquisite a caro prezzo. Io non mi illudo, ma penso che andrò via dall’Italia con molto rammarico.
Francesco Carderi

È sicuramente vero che l’impatto col mondo del lavoro all’età di 30 anni è traumatico per chi non ha mai avuto esperienze professionali precedenti. Tuttavia anche il master o il post-laurea può avere un certo valore. I «signorini viziati» e impreparati alla «gavetta», come da lei definiti, sono in genere il prodotto della famiglia, indipendentemente dal master.
Sofia Otlas

Volevo solo dirle che io mi sono laureato perfettamente in regola lavorando part-time dall’età di 16 anni, ho fatto un master perché non mi voleva nessuno (certo che mi volevano, da stagista, di posti così ce n’è abbastanza, anche se in calo) e ancora oggi navigo nella precarietà.
Roberto Conte
Sono un laureato che ha recentemente e felicemente trovato lavoro in una grande azienda del Nord, proprio grazie al master... Vorrei suggerirle di cercare altrove le cause del disastro. Tra gli indizi, elenco la mediocrità dell’imprenditoria che da anni ha abbandonato la ricerca e l’innovazione, la carenza di investimenti, la scarsa propensione a remunerare il capitale umano (i laureati non vengono assunti perché costano, ma le aziende mandate avanti coi ragionieri stanno chiudendo).
Mattia Cabras

Io studio psicologia a Firenze, sto finendo un po’ in ritardo a dire il vero (ho 28 anni), ma sa una cosa? Non me ne vergogno affatto. Sì, perché ho sempre, e dico SEMPRE lavorato. I miei genitori non mi hanno mai pagato né una tassa, né un libro. Ho sempre fatto da sola, iniziando ancor prima di diplomarmi. E va da sé che ne sono immensamente orgogliosa. Sono in ritardo, è vero, ma in questi anni di duro lavoro ho imparato cose che nessun libro potrà mai inculcarmi: l’indipendenza, la convivenza con le diversità, il lavoro di squadra, talvolta i compromessi, l’umiltà, il rispetto, l’autodeterminazione, il valore dei sacrifici. Mi tocca sciropparmi l’altero disprezzo dei colleghi che hanno una media più alta, ma che al sabato vanno da babbino e mammina a pigolare i 20 euro per la pizza, che si alzano alle nove, che tutte le sere ciondolano al pub fino alle due. Ma loro hanno la media più alta...
Mariafiorenza Serra

Il mio caso: laureato in economia in marzo 2004 (24 anni), stage a Toulouse (Francia) presso Nomatica SA (1 anno), stage a Milano presso Vodafone Italia (3 mesi), stage a Bruxelles presso il Parlamento Europeo (5 mesi). Attualmente (26 anni appena compiuti) Contract Agent assunto dal mio Capo Unità come conseguenza dell’ottimo esito dello stage. Morale di tutto ciò: il fatto di essermi fortunatamente trovato nel posto giusto al momento giusto. Nessuno degli altri 50 stagisti (bravi quanto me) è stato confermato nelle loro rispettive unità.
Gregory Stabile

Credo che le cause vadano cercate altrove. Comincerei con l’economia del paese e finirei con la cultura (italianissima) del «voglio essere amministratore delegato dell’azienda più grande del mondo ma il mio ufficio deve essere sotto casa, possibilmente a non più di 10 minuti da mamma ecc». Personalmente, dopo aver ottenuto una laurea in materie scientifiche mi sono «masterizzato» in «management». Adesso ho una posizione lavorativa notevolmente sopra la media dei miei coetanei, ho continue proposte di lavoro, e ciò dipende dal fatto che lavoro in Austria e sono disposto a spostarmi. Non ultimo: parlo almeno l’inglese (lingua ormai usata da tutti nel mondo del lavoro tranne che in Italia).

Mia figlia si è laureata nei canonici 5 anni, in prima sessione, in chimica con 100/110, questo è il prezzo pagato per aver deciso di sbrigarsi e di non dormire, a spese di mamma e papà, come molti fanno. Nei concorsi pubblici è penalizzata poiché richiedono votazioni a partire dal 101 e a nessuno importa se la laurea è stata acquisita dopo 5, 6, 8, 10 anni. Nel privato stessa sorte, penalizzazione in quanto giovane donna e potenziale moglie e madre. Ora è convinta che avrebbe fatto mille volte meglio a studiare per una laurea meno impegnativa che tanto uno strapuntino di posto di lavoro, più o meno retribuito, sarebbe saltato fuori.
Gabriella Pasetto

Condivido al 100 per cento. Ultimamente ho avuto a che fare con ingegneri trentenni con tanto di master. Secondo me oggi il loro livello tecnico è pari al mio di giovane diciottenne perito meccanico degli anni Ottanta. Andando avanti di questo passo le generazioni future (premesso che non ho figli) inizieranno a lavorare a 40 anni. Ho fatto la «gavetta» e oggi con orgoglio me ne vanto e grazie a ciò non compro la macchina, il televisore, i mobili a rate «tasso zero». E riesco a risparmiare anche qualcosa.
Marco Sobrito

Ho fatto un master a pagamento in management e gestione dello sport perché quello è sempre stato il mio sogno. Ma dopo quasi 2 anni frutti concreti non ne ho ancora visti. Mi ritrovo a 32 anni con un contratto a progetto come segretario di una fondazione che mi fa guadagnare circa 700 euro al mese.
Roberto Nappi

Lei parla di «signorini viziati», di mancanza di umiltà, di certezza del valore del titolo di laurea o post laurea, di mancanza di voglia di fare la gavetta, ma si rende conto del significato delle sue parole? Perché non ha parlato invece di come avvengono i colloqui? Perché non ha parlato delle «strane politiche di assunzione» e delle «corsie preferenziali»? Perché non ha parlato del clientelismo vigente in Italia? Perché non ha parlato dello sfruttamento del mercato del lavoro? È vero 1000 euro al mese sono pochi, magari averceli...
Fabio Di Spigno