I lavoratori autonomi vedono nero: ci rimetteremo almeno 5 miliardi

Secondo le associazioni artigiane l’aggravio medio sarà di 550 euro

da Milano

Il popolo delle partite Iva insorge contro la Finanziaria. Un provvedimento che comporterà, secondo la Cgia di Mestre, un aggravio medio di 550 euro nel 2007 per ciascuno dei 5,5 milioni di lavoratori autonomi: ma la cifra potrebbe aumentare fino a 750 euro. «Le principali novità che si abbatteranno sugli artigiani, sui commercianti e sui liberi professionisti - spiega l'Associazione degli artigiani di Mestre - riguardano la stretta sugli studi di settore (previste nuove entrate per 3 miliardi) e l'aumento delle aliquote contributive (previsto un aggravio di 1,5 miliardi). Per contro la nuova rimodulazione delle aliquote Irpef e la riduzione del cuneo fiscale dovrebbero restituire agli autonomi circa 1,5 miliardi. Insomma, di fronte a 4,5 miliardi di nuove entrate richieste, il governo ne restituirà 1,5 miliardi con un saldo quindi di 3 miliardi».
Pertanto, sottolinea la Cgia, ogni autonomo dovrà sobbarcarsi un aggravio medio di 550 euro. «È una stima molto prudenziale - sottolinea il presidente degli artigiani di Mestre, Giuseppe Bortolussi - che non tiene conto degli effetti sugli autonomi che avrà il prelievo da parte dell'Inps di oltre i due terzi del Tfr che i lavoratori dipendenti decideranno di trattenere in azienda e del probabilissimo aumento della tassazione a livello locale. Non ci sorprenderebbe - conclude Bortolussi - che il dato medio alla luce degli effetti di queste ultime due voci si attestasse sui 700/750 euro per lavoratore. Una cifra che metterebbe in ginocchio molti artigiani e commercianti che per il 70% lavora da solo».
Per il presidente della Cna, Ivan Malavasi, la manovra si tradurrà «in oltre 2,1 miliardi di costi aggiuntivi per gli artigiani e i piccoli imprenditori, così ripartiti: contributi apprendisti: + 250 milioni di euro; contributi previdenziali: + 750 milioni; revisione studi di settore: + 1,1 miliardi». Giovedì si riunirà la direzione nazionale per valutare l'adozione di eventuali iniziative.
Anche per Confcommercio la manovra è «da bocciare perché, anziché agire sul piano dei tagli, è tutta imperniata sul piano delle entrate, ribaltando la logica iniziale». Per risanare i conti dello Stato, infatti, «viene richiesto alle piccole imprese e al lavoro autonomo di staccare un assegno di circa 5 miliardi, attraverso gli studi di settore e l'innalzamento della contribuzione previdenziale».