I lavori affidati agli amici spaventano il sindaco Pd

Nel mirino della procura dell’Aquila gli appalti comunali al Consorzio
Federico II che è associato alla Btp, la società al centro della
maxi-inchiesta fiorentina

L'Aquila - Agli incalliti detrattori di Guido Bertolaso e ai tifosi dell’inchiesta sugli sprechi della Protezione civile è dedicata questa istruttiva storiella, che ha origini recenti e che riguarda il sindaco Pd della martoriata città de l’Aquila, Massimo Cialente. Allora. Il 17 giugno 2009 il Giornale rivela che a differenza dei suoi concittadini (che ancora dormono in tenda o in pensioni di quart’ordine) il primo cittadino alloggia, con la sua famiglia e con tutti i trenta parenti della moglie, in un resort extralusso sul mare di Tortoreto. Più precisamente in una villetta da 400mila euro di 110metri quadrati, su due livelli, tre camere, salone, doppi servizi, tv al plasma, aria condizionata, garage, giardino panoramico vista mare, piscina con idromassaggio.

Il complesso residenziale di cui parlavamo otto mesi fa è quel «Borgo Il Castello» realizzato da due noti costruttori aquilani, Romano Marinelli e Giulio Vittorini, quest’ultimo molto amico di Cialente stando a quel che ci dice il responsabile in loco del resort. La suocera del primo cittadino, interpellata a bordo piscina, spiega: «Il costruttore è amico suo, ha insistito tanto, Massimo non poteva dirgli di no». Non poteva. Romano Marinelli, contattato dal Giornale, taglia corto: «Non c’è niente di misterioso sull’assegnazione a Cialente. Io nemmeno lo sapevo che veniva a stare da noi, ha fatto tutto la Protezione civile».

Col tempo più di qualcuno inizia a storcere il naso perché si accorge che proprio Romano Marinelli, quale vice presidente, e Giulio Vittorini, in qualità di consigliere, fanno parte del Consorzio Federico II (insieme a Ettore Barattelli, presidente, e Liborio Fracassi, consigliere e direttore tecnico) che, in deroga, hanno ricevuto in appalto direttamente dall’amministrazione Cialente numerose «opere provvisionali».

Quali, ad esempio, la Camera di commercio, la Biblioteca provinciale, la Carispaq, un vasto complesso fra corso Vittorio Emanuele, Tre Marie, via Platini, piazza Duomo, palazzo Branconi Farinosi più tutti gli edifici ricompresi fra piazza San Silvestro, via Del Guasto, Via di Ghignano eccetera. Ma nel consorzio Federico II non figurano solo i quattro costruttori aquilani. Risulta infatti associata la società al centro della maxi inchiesta fiorentina, quella Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello) di cui fanno parte l’indagato e plurintercettato Riccardo Fusi, quale presidente del cda (s’è dimesso ieri) Vincenzo Di Nardo, amministratore delegato, e Roberto Bartolomei, vicepresidente. Gli uni e gli altri sono un’unica cosa, ma i detrattori di Bertolaso sembrano non essersene accorti.
Sentite qua.

La mattina del 9 maggio Fusi è contattato dal suo geometra che lo mette al corrente dell’intenzione del costruttore Barattelli di partecipare alla riunione di martedì a Roma dov’è anche prevista la presenza di Rinaldo Tordera e Angelo Fracassi. Chi sono i due? Il primo è il direttore generale della Carispaq (Cassa di Risparmio de l’Aquila), il secondo è il suo vice. A che titolo vanno a Roma il Ros non lo capisce. Tordera, rintracciato dal Giornale, offre questa spiegazione: «Insomma, ci sono andato perché era stata preannunciata la costituzione del Consorzio Federico II». Sì, va bene. Ma a che titolo s’è presentato lei? «Mah… io sono il direttore generale della Carispaq, la banca di riferimento sul territorio». Ok. E che diavolo c’entra lei col Consorzio? «Io non c’entro niente, ma i soci del Consorzio sono clienti della mia banca».

In realtà non sono solo clienti: nel cda dell’istituto di credito figura, non a caso, Ettore Barattelli, proprio lui, il costruttore presidente del Federico II che ha per soci Vittorini e Marinelli, quelli dello stesso resort di Tortoreto dove oltre alla famiglia del sindaco Cialente, udite udite, venne alloggiato anche Tordera e famiglia. Ce lo confessa il diretto interessato: «Vero. Prima mi trovavo al Lido di Abruzzo, e quando vennero fuori alcune opportunità, chiesi di andare in quel residence. Sapevo chi erano i proprietari, ci sono andato volentieri perché era un bel posto. Poi a settembre sono tornato a l’Aquila, dove vivo in un appartamento in affitto». Nel prosieguo delle intercettazioni allegate all’informativa Ros, i vertici della Carispaq sembrano darsi un gran da fare per superare «lo stallo che c’è in Regione». Non sappiamo se il riferimento, per come lo racconta a Fusi il geometra Fracasso della Bpt, sia da ricollegarsi ai lavori per alcuni immobili danneggiati di proprietà della banca aquilana.

Il Ros lo scrive chiaro e tondo a commento di un’intercettazione tra Fusi e Fracassi: «Il riferimento è ai lavori di palazzo Branconio di proprietà della Cassa di risparmio dell’Aquila e dunque affidabili senza gara d’appalto». In un’altra intercettazione sempre Fracassi della Bpt-Federico II dice: «Quindi non è che loro dovrebbero fare un appalto, no… perché essendo proprietà della Cassa di Risparmio, questa ha chiesto il permesso di avere il nulla osta di intervenire immediatamente per la salvaguardia di questi beni immobiliari (…) quindi praticamente non ci sono problemi». Se si ha la pazienza di andare sul sito del Comune de l’Aquila e di cliccare alla voce «opere provvisionali», quelle in cui l’affidatario dei lavori di puntellamento e demolizione è il Comune stesso, ci si accorgerà che non solo quel palazzo Baronio figura effettivamente affidato al consorzio Federico II, come descritto nell’inchiesta.

Ci sono altri palazzi di proprietà Carispaq. Ecco perché fa tenerezza leggere le dichiarazioni rese ai giornalisti da un sindaco Cialente descritto, sulle cronache locali, come nervoso: «Gli appalti sono stati vinti in modo pulito. È chiaro che al di là del giudizio morale non si può prendere una posizione nei confronti di un’associazione temporanea di impresa se questa, in apertura di consorzi o di partecipazione alle gare, si è comportata regolarmente. Il Comune ha cercato di essere più limpido possibile: su internet c’è l’elenco delle ditte che hanno lavorato in puntellamenti e demolizioni. Sono aziende che hanno risposto a un avviso e che hanno operato a rotazione». Fra chi ha lavorato, ammette Barattelli nella sua doppia veste di costruttore e componente Cda di Carispaq, c’è effettivamente la sua azienda e la Bpt.

Il conflitto d’interessi sembra evidente. Anzi no: «Il mio doppio ruolo – si difende il costruttore – non c’entra nulla. La Bpt aveva le certificazioni, io ho fornito le maestranze». E allora. Prima di guardare solo alla telefonata tra Fusi e Gianni Chiodi (presidente Pdl della Regione Abruzzo) sarebbe il caso di curiosare sugli affidamenti del Comune. E magari anche sui finanziamenti pubblici per la ricostruzione ricevuti in corsia preferenziale dalla disastrata «Accademia dell’Immagine», di cui Cialente è guarda caso presidente. Così, forse, potremmo capire perché il sindaco da qualche giorno è insolitamente nervoso.