I leader sindacali disertano Palazzo Chigi: "Vi manca il coraggio"

Epifani: "Prima di dirci cosa fare il ministro concordi una linea con i suoi colleghi". Bonanni: "Tra noi ci sono solo sfumature, mentre l’esecutivo parla con lingua biforcuta"

Roma - Guglielmo Epifani, anziché a parlar di pensioni a Palazzo Chigi, ieri mattina è andato all’assemblea dei giovani quadri e delegati della Cgil. Il segretario cislino Raffaele Bonanni era impegnato a partecipare a un convegno della Luiss, l’università confindustriale intitolata a Guido Carli, dove ha incontrato il collega della Uil, Luigi Angeletti. Al tavolo delle pensioni, davanti ai ministri dell’Economia e del Lavoro, si sono così seduti Morena Piccinini, Pierpaolo Baretta e Domenico Proietti. «All’apertura del tavolone è meglio che vadano gli sherpa - spiegano alle segreterie sindacali - e poi i generali andranno alla chiusura. Non siamo entrati nel vivo, anzi siamo ancora al caro amico - si dice ancora nelle sedi di Cgil, Cisl e Uil - : il negoziato vero e proprio deve ancora incominciare, e si fa al telefono o negli incontri riservati».
Certo, l’intervista di Tommaso Padoa-Schioppa non ha aiutato a rasserenare l’esordio della trattativa previdenziale. Nonostante la giornata densa d’impegni, Epifani, Bonanni e Angeletti hanno trovato il tempo - se non di andare a Palazzo Chigi - di rispondere molto piccati all’accusa di «scarso coraggio» giunta dal ministro dell’Economia. Né ha aiutato lo stallo nella trattativa sul contratto del pubblico impiego. «Le telefonate con Padoa-Schioppa e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta ci sono state, e tante - aggiungono i sindacati - ma hanno riguardato il contratto degli statali, e non le pensioni; ma sul contratto non si cava un ragno dal buco», tanto è vero che, in serata, è giunto l’annuncio dello sciopero generale del pubblico impiego, martedì 1 giugno. E prendersi sul grugno uno sciopero generale proprio il giorno dell’apertura deltavolo sulle pensioni, per il governo non è davvero un bel risultato.
L’accusa di «poco coraggio» infastidisce molto la Cgil, che si sente fra gli azionisti di maggioranza di questo governo. Perciò Epifani replica, molto duramente, che «il coraggio lo deve dimostrare il governo, presentandosi con una proposta unitaria sulle pensioni: quando lo farà, allora potrà partire la fase finale del confronto. Prima di dire al sindacato quel che deve o non deve fare - aggiunge - il ministro Padoa-Schioppa chieda al governo se è in condizione di presentarsi con una sola posizione. Noi possiamo farlo, lo faccia anche il governo e l’accordo arriverà». Per Angeletti, il governo non ha presentato finora alcuna proposta su cui discutere, «e noi non vogliamo perdere tempo, premesso che il sistema previdenziale ha bisogno al massimo di qualche aggiustamento e non di nuove riforme epocali». Cgil, Cisl e Uil sono «tutt’altro che divise sulle pensioni - spiega ancora il segretario della Uil - tanto che sull’argomento abbiamo mandato un documento al governo, a fronte del quale non c’è stato alcun segno di vita».
In effetti, la mossa di Padoa-Schioppa appare poco comprensibile. Ha scatenato un putiferio politico all’interno della maggioranza. E ha irritato i sindacati, che avevano tutte le intenzioni di aprire un negoziato costruttivo, e non di alzare un muro. Ad esempio, sull’età del pensionamento anticipato (la cosiddetta anzianità) la Cisl non da ieri aveva fatto larghe aperture. «Abbiamo sempre detto - spiega il segretario Bonanni - che si può fare un’operazione importante sul quando andare in pensione e non sul quanto prendere dalle pensioni. Non è il sindacato - aggiunge - a essere nervoso, mi sembra nervoso invece Padoa-Schioppa nei confronti dei suoi colleghi di governo, perché non riesce ad ottenere una posizione condivisa. Fra noi ci sono sfumature, è il governo che parla con lingua biforcuta».
A questo punto, nel sindacato potrebbe rafforzarsi la linea integralista rappresentata dalla Fiom. «La posizione di Padoa-Schioppa è inaccettabile - attacca il segretario dei metalmeccanici Cgil, Gianni Rinaldini -: non resta che la mobilitazione generale di tutti i lavoratori».