I lefebvriani aprono al Papa: "Sì al confronto"

Il superiore della Fraternità di San Pio X riconosce la disponibilità dei lefebvriani a dare il via ai
colloqui con la Santa Sede sui temi controversi del Concilio Vaticano
II. Monsignor Fellay apre: "Non vogliamo fermare la tradizione al 1962"

Roma - Non è nostra intenzione tornare a prima del 1962 e del Concilio Vaticano II, ma vogliamo considerare il suo insegnamento alla luce della tradizione della Chiesa. È quanto afferma monsignor Bernard Fellay, superiore della Fraternità di San Pio X, in un comunicato diffuso oggi a commento della lettera del Papa dedicata alla questione dei lefebvriani.

L'apertura dei lefebvriani "Ben lontani dal voler fermare la tradizione al 1962 - spiega monsignor Fellah - noi desideriamo considerare il concilio Vaticano II e l’insegnamento post-conciliare alla luce di questa tradizione che san Vincenzo di Lerins ha definito come 'ciò che è stato creduto sempre, dappertutto e da tutti'". "Noi ringraziamo vivamente il Santo Padre - dice ancora monsignor Fellay - per aver ricollocato il dibattito all’altezza a cui si deve tenere, cioè quella della fede". "Noi condividiamo pienamente - aggiunge il leader dei lefebvriani - la sua preoccupazione prioritaria della predicazione, 'nella nostra epoca in cui vaste regioni della Terra la fede rischia di spegnersi come una fiamma che non è più alimentata'".

Via ai colloqui dottrinari La Fraternità sacerdotale di San Pio X assicura Benedetto XVI della sua volontà di cominciare i colloqui dottrinari riconosciuti come "necessari" dal decreto del 21 gennaio, con il "desiderio di servire la verità rivelata che è la prima carità a manifestarsi allo sguardo di tutti gli uomini, credenti e non". Il superiore della Fraternità di San Pio X ha, quindi, riconosciuto la disponibilità dei lefebvriani a dare il via ai colloqui con il Vaticano sui temi controversi del Concilio Vaticano II. Colloqui che, secondo quanto stabilito dal Papa, non avverranno sotto la guida della Pontificia Ecclesia Dei, organismo che fino ad ora ha gestito la questione lefebvriani, ma in diretto contatto con la congregazione per la dottrina della fede, il dicastero vaticano cui dovrà fare riferimento la stessa Ecclesai Dei.