I lefebvriani dal Papa: ecco le proposte per sanare lo scisma

Lunedì mattina l’incontro con Benedetto XVI . Il nodo cruciale è la liberalizzazione del vecchio messale usato dai tradizionalisti

Andrea Tornielli

da Roma

I lefebvriani hanno confermato ufficialmente la notizia anticipata dal Giornale sei giorni fa: lunedì 29 agosto, a Castelgandolfo, Papa Benedetto XVI incontrerà il superiore della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay. È un passo importante, che potrebbe preludere al superamento del piccolo «scisma» aperto nel 1988 dal fondatore, il vescovo francese Marcel Lefebvre, e al rientro di questi tradizionalisti critici con le riforme conciliari nella piena comunione con la Santa Sede.
L’udienza è stata chiesta saltando i canali ufficiali, attraverso il segretario particolare del Pontefice, Georg Gänswein, al quale i lefebvriani hanno fatto pervenire una lettera per Ratzinger. La rapidità con cui la domanda è stata accolta lascia intendere che Benedetto XVI voglia sanare quella ferita riaccogliendo nella Chiesa il gruppo tradizionalista. Nelle scorse settimane l’abate Franz Schmidberger, incaricato da Fellay di continuare il dialogo con il Vaticano, ha incontrato il cardinale Darío Castrillón Hoyos, Prefetto del clero e presidente di «Ecclesia Dei», la commissione che si occupa dei fedeli che seguono il vecchio rito tridentino della messa.
All’udienza di lunedì mattina i lefebvriani arrivano con due richieste: la cancellazione delle scomuniche comminate nel 1988 e la liberalizzazione del vecchio messale, in modo da permettere ai gruppi di fedeli e ai sacerdoti che lo desiderano di utilizzarlo senza dover chiedere il permesso al vescovo. La Fraternità vorrebbe che le scomuniche fossero tolte con un atto unilaterale e previo a qualsiasi accordo da parte della Santa Sede, mentre il Vaticano si è sempre detto disponibile a farlo nel quadro di un’intesa nella quale i lefebvriani dichiarino di accettare il Concilio Vaticano II alla luce della tradizione della Chiesa. Un accordo dottrinale preciso, frutto di una trattativa avvenuta tra l’allora cardinale Ratzinger e monsignor Lefebvre, era stato sottoscritto da entrambi il 5 maggio 1988. L’accordo poi non vi fu perché Lefebvre all’ultimo momento non si fidò dell’impegno manifestato dal Vaticano a concedergli di consacrare un vescovo quale suo successore e procedette con le ordinazioni illecite.
Per quanto riguarda le ipotesi di accordo, quattro sono i progetti che la Santa Sede ha studiato: il primo prevede la creazione di una «prelatura personale», come quella già esistente per l’Opus Dei. Il secondo prevede l’istituzione di una «amministrazione apostolica», come è già avvenuto nel gennaio 2002 per i lefebvriani di Campos, in Brasile, ritornati alla piena comunione con Roma: hanno un vescovo, un seminario e celebrano tutti i riti con il vecchio messale. Una terza ipotesi è quella di creare una struttura simile a un «vicariato castrense», che non sarebbe legato a un territorio determinato, come accade per gli ordinari militari, i vescovi dai quali dipendono i cappellani delle caserme. Infine, la quarta ipotesi potrebbe portare alla creazione di una figura ad hoc, dando al gruppo la struttura della Società di vita apostolica (come un ordine religioso) e al suo superiore le facoltà episcopali.
«Dobbiamo fare il possibile per attirare questi nostri fratelli e sorelle, per dare loro questa fiducia che non hanno più - aveva detto in un’intervista al nostro quotidiano il cardinale Ratzinger nell’aprile 2001 -. All’interno della Chiesa le ferite si risanano meglio: se il confronto avviene fuori, le distanze rischiano invece di ampliarsi». La Fraternità San Pio X ha accolto favorevolmente l’elezione di Benedetto XVI. Più volte Ratzinger ha celebrato secondo l’antico rito e ha denunciato l’intolleranza verso coloro che lo seguono: «Nella storia della Chiesa non è mai accaduto niente del genere; così è l’intero passato della Chiesa ad essere disprezzato».
Sia che l’accordo si faccia, sia che non vada in porto, è probabile che il Papa stia comunque studiando un modo per liberalizzare il vecchio messale, il cui uso viene spesso negato dai vescovi ai fedeli che lo richiedono, nonostante l’indulto di Giovanni Paolo II invitasse a concedere le messe preconciliari.