I leghisti alzano la posta nel risiko delle poltrone

La Lega vuole il Trivulzio? Magari, è la risposta che circola negli ambienti del Pdl. L’instabilità politica intorno al Pat non sembra essere dovuta agli interessamenti del Carroccio, che si dedicherebbe alla Baggina solo come opzione di riserva, perché il Pio Albergo Trivulzio è luogo di scontro e resa dei conti anche tra Fli ed ex An, che nella gestione dell’ente rivestono incarichi di peso.
I veri interessi del Carroccio sono indirizzati a obiettivi decisamente più consistenti che guardano alla giunta di Palazzo Marino e soprattutto al patrimonio delle partecipate e delle controllate del Comune di Milano. L’attenzione è concentrata su due grandi settori: casa e infrastrutture. In questo contesto il Trivulzio ha un suo interesse ma non è certo uno dei gioielli di famiglia.
Al tavolo politico gli uomini di Umberto Bossi hanno fatto richieste in base alla consueta strategia del pacchetto chiuso prima del voto, con incarichi già definiti in base al risultato: possono crescere o decrescere in base alle percentuali che escono dalle urne ma prevedono un minimo garantito. La richiesta portata al tavolo per la giunta comunale è di avere il vicesindaco e due assessori, di cui uno alla Casa. Obiettivo ben più ambizioso della gestione o della presidenza del semplice Trivulzio, dal momento che l’assessorato di Palazzo Marino (attualmente occupato dall’Udc Gianni Verga) gestisce direttamente un cospicuo patrimonio immobiliare e indirettamente controlla, almeno parziamente, altri enti pubblici tra cui il Trivulzio.
Alla fine l’obiettivo realistico è un vicesindaco con deleghe più un assessore, ma si tratta di ambizioni importanti per un partito che al momento ha un solo consigliere comunale, Matteo Salvini, e si accontenta dell’assessore al Turismo, Alessandro Morelli. Oltre tutto, in modo un po’ contraddittorio, la Lega porta avanti una battaglia per ridurre il numero degli assessorati proprio mentre aumenta le richieste per i propri uomini.
Così il Pdl spinge per rimandare le decisioni definitive a dopo il voto, per poter decidere in base ai risultati. Ma la Lega preferisce sfruttare il potere contrattuale guadagnato con il ruolo di ago della bilancia politica piuttosto che consegnarsi ai semplici risultati del voto, che a Milano sono tradizionalmente meno importanti che in altre aree della Lombardia.
Il Carroccio ha messo gli occhi sulle infrastrutture milanesi, una partita importante nei prossimi anni, soprattutto in vista dell’Expo, che consentirà la realizzazione di opere pubbliche attese da anni, a partire dalle tanto agognate metropolitane. Il partito di Bossi ha già alzato la posta per poter ottenere la guida di Mm o quella di Atm, la prima in mano a Lanfranco Senn e la seconda presieduta da Elio Catania. Non è escluso che il manager di Atm possa essere destinato a un altro importante incarico, dal momento che non mancano le società vicine a riassetti al vertice. C’è una partita di nomine importanti che si decidono da qui a giugno e che riguardano energia e gestione delle acque. Decisioni di peso riguardano le controllate dell’A2a, a partire dall’Edison.
In ballo ci sono anche i vertici di Amiacque, che dal gennaio 2009 è l’unico soggetto operativo responsabile per l’erogazione del Servizio Idrico Integrato della Provincia di Milano e in numerosi comuni delle Province di Pavia, Monza e Brianza, Como e Varese. Come è chiaro, la discussione si estende in un ambito più ampio della sola Milano, anche perché in questi mesi si decidono anche le nomine delle municipalizzate di Lombardia 3, che tra i comuni più importanti conta Pavia, Lodi e Mantova.
L’interesse della Lega per le infrastrutture preoccupa anche perché la Lega ha già totalmente in mano la Sea, sia con l’ad, Aldo Bonomi, che con i membri del consiglio d’amministrazione. In più il Carroccio è ben presente anche nelle società controllate dalla Sea.