I leoncavallini adesso sfilano sui Suv

L’assessore Sgarbi: «Ormai è diventato un club esclusivo»

Ci aveva visto giusto l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi quando, la notte dell’8 settembre 2006, l’aveva definito un club chic. L’impressione è sempre quella, al di là della nomea di «nemico pubblico numero uno di Palazzo Marino» e dell’aspetto esterno poco invitante. «Club chic» a distanza di un anno è una definizione che calza ancora a pannello.
Ore 23 di un venerdì qualsiasi una dolce melodia jazz accoglie il visitatore che varca la soglia completamente ricoperta dagli ormai celebri graffiti. Cinque euro l’ingresso, un timbro sulla mano come in discoteca. Suv parcheggiati nel cortile, come in discoteca. Sì avete letto bene: jeep di lusso nuove di zecca brillano nel loro argento chiaro, alla luce di un lampione. Il Leoncavallo, il centro sociale per eccellenza, capostipite degli squat meneghini, che vanta alle spalle 30 anni di lotta politica, ha girato pagina. Deposto elmetto, molotov, spranghe e pugni, ha cambiato vita. E se i compagni della Pergola raccolgono il milione di euro che servirà loro per comprarsi la villa che occupano dal 1990 all’Isola, il quartiere più trendy di Milano, al Leoncavallo hanno deciso di fare un investimento meno sicuro, e di comprarsi tre bei Suv. Per essere sicuri siamo tornati a controllare: a distanza di due giorni i suv erano ancora lì. E appartengono agli (...)