Con i Liars una musica senza melodia

Il gruppo si esibisce oggi a Legnano dove presenta il nuovo disco «Drum’s not dead»

Gabriele Brambilla

Cori da luogo di culto. Voci soffuse e chitarre in penombra. Battiti di percussione che ora si presentano ora spariscono quasi non si sentissero a loro agio a fare da ritmo ad una musica che è priva di melodia. I Liars - domani al Jail di Legnano, ore 22.30, ingresso 13 euro con tessera Arci - con il loro nuovo disco, Drum's not dead, danno una spinta fortissima alla scena della nuova new-wave made in Usa. Un rumore quello dei Liars - perché è di sostanziale “rumore”, seppur consapevole ed intellettuale, che si tratta, tanto che possiamo parlare anche di “post noise-rock” - fatto di schitarrate ora rudi ora incerte, di sonorità digital tra le più marcate, di voci che sembrano venire da rituali ora pagani ora profani. Le canzoni del trio americano - di Angus Andrew è la voce, di Aaron Hemphill la chitarra, di Julian Gross la batteria - sono lungi dal poter essere fischiettate, anche se solo per una piccola parte. Non lo erano ai loro esordi, figuriamoci ora che la sperimentazione ha preso il sopravvento sulla moda - allora presente nei Liars - e sulla foga ribelle di un gruppo che era privo di un'identità forte.
Era il 2001 quando i Liars sfornavano il loro primo lavoro, They threw us in a trench and stuck a monument on top, che non dava ancora una forma ben definita alle ispirazioni della band newyorkese. Allora le componenti punk e dance avevano la meglio sul versante più cupo e recente del trio. Loose nuts on the veladrome suonava come lo sfogo di una band che come obiettivo aveva quello di mettere tutti su una pista da ballo a danzare al ritmo dell'hardcore più sfrenato.
Passano tre anni prima della seconda fatica, datata 2004. Il disco era intitolato They were wrong, so we drowned ed era soltanto la punta, l'iceberg, di un lungo lavoro di ricerca e di stile. I testi delle tracce erano ispirati ad un'antica favola germanica che ritraeva i conflitti tra i cristiani ed un gruppo di streghe. Fu così che anche le musiche si fecero sempre più cupe, con organetti scaccia-fantasmi e urla esorcistiche: a chiudere l'album troviamo una Flow my tears the spider said che apre con tastiera e coro pagano alla Doors, per poi concludere in decrescendo in perfetto stile new age, con tanto di uccellini che cantano e campane gotiche che rintoccano.
I Liars che vedremo al Jail andranno oltre al tribalismo del precedente lavoro: il nuovo Drum's not dead è pschichedelia pura, sperimentazione votata al tentativo di trasgredire un sistema che ad ogni costo vuole classificarlo in un qualche filone. C'è chi vede nei Liars i nuovi Sonic Youth, c'è chi non nasconde un approccio vocale alla Thom Yorke dei Radiohead, c'è chi li considera i Sigur Ros della East Coast Usa. Ma in Drum's not dead emerge una consistenza musicale non da poco, un'avanguardia artistica priva di preconcetti, e precedenti. To hold you, Drum parte con un crescendo di batteria, che poi diventa decrescendo per lasciare spazio ad un coretto che qui funge da tastiera. Che dire... questa è vera sperimentazione.