I libanesi diserteranno la conferenza di Roma

Bush pensa a recuperare la Siria e isolare l’Iran

Il Libano non è stato ancora invitato alla Conferenza internazionale di Roma che da mercoledì cercherà di trovare una soluzione proprio alla crisi che sta insanguinando l’ex “Svizzera del Medio Oriente”. Lo ha detto ieri alla televisione araba Al Jazeera il ministro degli Esteri di Beirut Fawzi Salloukh, che ha assicurato che neanche al premier Fuad Siniora è finora pervenuto alcun invito. Si presume che il nodo possa sbloccarsi domani nel corso dell’incontro di Siniora con il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, che sarà appena giunta da Gerusalemme dove avrà visto il premier israeliano Ehud Olmert.
Ma resta comunque estremamente improbabile che il Libano possa avere un suo rappresentante alla Conferenza romana: Salloukh ha infatti chiarito che la presenza del suo Paese è esclusa qualora sia presente una delegazione di Israele. «Noi non andremo a sottoscrivere quello che deciderà la conferenza - ha detto il capo della diplomazia libanese -, che in realtà riunisce il comitato dei Paesi donatori con l’intenzione di trasformarla in una economica e magari anche militare».
E il Libano non è il solo Paese arabo a manifestare difficoltà rispetto al vertice di Roma. Il governo della Giordania non ha ancora deciso se rispondere positivamente all’invito ricevuto, mentre le dichiarazioni critiche di Egitto, Arabia Saudita e della stessa Giordania sull’avventurismo di Hezbollah hanno a tal punto evidenziato le spaccature nel mondo arabo da spingere alla cancellazione del summit preparatorio previsto prima di mercoledì.
Nonostante queste premesse il premier italiano Romano Prodi si è detto convinto che il summit romano sarà «molto costruttivo». «Ho lavorato anche oggi su questo - ha dichiarato ieri a Positano nel corso di una giornata dedicata prevalentemente al relax sulla Costiera amalfitana - e credo che tutto sia pronto per un summit costruttivo, molto costruttivo».
Alla vigilia del quale il ministro degli Esteri Massimo D’Alema non ha perso l’occasione per chiedere a Israele di fermare la ventilata offensiva terrestre in Libano. «Il risultato della Conferenza di Roma è appeso a un filo - ha detto in un’intervista all’Unità -, se parte un’offensiva generalizzata il summit si indebolisce». Toni da cui si capisce che quello di Roma non sarà solo un appuntamento importante per il futuro del Libano, ma anche uno delicatissimo per quello del governo Prodi.