I libici della Lia pronti a investire in Italia: «Unicredit strategica ma rivogliamo il cda»

La Libia vuole tornare a investire in Italia con il suo fondo di investimento Lia (Libyan Investment Authority). Dall’inizio della guerra civile che ha portato, otto mesi fa all’uccisione di Gheddafi, per 20 anni il padrone assoluto del Paese e dunque anche dei notevoli proventi del petrolio, è passato circa un anno. Poi la fine delle ostilità e quindi la formazione di un nuovo governo.
Il petrolio però resta e con esso i notevoli incassi finanziari. La Lia insomma da holding della famiglia Gheddafi è diventata il braccio finanziario del Paese, ossia quello che avrebbe dovuto essere da sempre. Ieri i rappresentanti del fondo sono ritornati in Italia anche in vista dell’udienza del 12 luglio presso la Corte d’Appello di Roma necessaria per ottenere il dissequestro di 1,1 miliardi di beni congelati dalla magistratura lo scorso marzo.
A rappresentare Lia c’è un nuovo presidente, Mohsen Derregia che ha ben spiegato l’assetto del fondo. «La Lia - ha detto - è controllata dal governo libico per conto del popolo libico e le partecipazioni in società quotate come Unicredit, Eni, Finmeccanica, Fiat, Fiat industrial e Juventus sono di proprietà del fondo stesso. Ed è per questo che il ministero del Tesoro appoggia la nostra richiesta di dissequestro dei beni. Speriamo di superare il problema nel più breve tempo possibile». Derregia, 47 anni, nato a Misurata ma britannico d’adozione (ha studiato tra Manchester e Edimburgo e insegnava a Nottingham), ha parlato anche del dossier Unicredit (ieri c’è stato un incontro con il management di Piazza Cordusio), di cui i libici detengono oltre il 5% (l’1,8% in mano alla Lia e un 3,6% circa alla Banca centrale libica che però non sono sommabili). «Si tratta di un investimento strategico e di lungo periodo - ha detto - e se ci saranno opportunità di comprare altre azioni sul mercato e penseremo che farlo sarà nel nostro interesse, lo faremo». Il rappresentante libico ha anche spiegato di voler chiedere ad Unicredit di riavere una rappresentanza nel Cda. Prima della guerra, la Libia esprimeva un vicepresidente di Piazza Cordusio, rappresentato da Omar Farhat Bengdara, governatore della Banca centrale libica. Quanto alle altre partecipazioni in importanti società italiane Derregia ha spiegato che questo «non è il momento giusto per vendere. A questi prezzi è meglio comperare e noi siamo molto interessati ad altre opportunità d’investimento in Italia». Il presidente di Lia ha quindi ricordato che il fondo ha circa 1,75 miliardi di dollari investiti in prodotti strutturati di cui 900 milioni gestiti dalla banca statunitense Goldman Sachs, che però tra il 2007 e il 2008 hanno registrato forti perdite: fino al 90% del capitale. Tanto che i libici stanno pensando di fare causa alla banca statunitense.
Commenti

Franco-a-Trier

Gio, 21/06/2012 - 10:29

Investire in Italia e continuare a mandare barconi pieni di disperati.Questa e' la loro politica e la vostra