I libri imperdibili perduti dagli editori

Un testo finito fuori catalogo cerca solo di rientrarci, anche se in nuova, e magari peggiore veste grafica, e se la vita avventurosa all’aria aperta da bancarella dell’usato non gli dispiace (ma non tutti godono di questo privilegio), aspira alla luce artificiale della vetrina. Alcuni onestamente non la meritano, altri sì ma non la ottengono, perché le stime di mercato sono sfavorevoli o per altre ragioni inspiegabili. Per esempio Sconclusione (questo l’incipit: «Lentamente ma con determinazione, rinchiusi mio padre nel cassetto») di Giorgio Manganelli, capolavoro del genere surreale/fantastico, non è più in circolazione, nonostante la fortuna attuale dell’autore, in buona parte riproposto da Adelphi.
La lista dei candidati al risveglio editoriale, per Silvio Raffo - che ha recentemente curato diverse antologie di poesie ormai introvabili per Mondadori (da Ada Negri a Amalia Guglielminetti) - è piuttosto lunga. A Sconclusione, aggiungerebbe La rivincita del maschio, sempre della Guglielminetti: «Una cosa alla Fitzgerald, protagonista cocainomane, orge eccetera. Le costò uno scandalo e il processo dopo il quale, anche a causa delle accuse di Pitigrilli, verrà internata». A proposito di Pitigrilli, di cui Bompiani ha ristampato Cocaina, L’esperimento di Pott, Mammiferi di lusso e La piscina di Siloe, Raffo si chiede perché non venga ripubblicato La vergine a 18 carati (Sonzogno, 1924), uno dei suoi libri più interessanti, irreperibile o quasi. «Tra gli ingiustamente sommersi - dice - c’è anche Il domestico di Robin Maugham (Garzanti, 1950), nipotino di William Somerset, da cui Joseph Losey ha tratto un film con Dirk Bogarde nella parte del servo-tiranno». Altre perle sepolte, secondo Raffo: L’abbazia degli iconoclasti e Le poesie d’amore del geniale Juan Rodolfo Wilcock; Vanagloria e Inclinazioni di Ronald Firbank; Italia magica, antologia di racconti surreali curata da Gianfranco Contini (Einaudi, 1988), con testi di Landolfi, Moravia, Palazzeschi. Fuori catalogo è pure poi Lungo la vita di Giovanni Pascoli (Mondadori, 1961), ponderosa biografia, fantasma da un pezzo, scritta dalla amata sorella Mariù Pascoli.
Tecla Dozio, della libreria Sherlockiana di Milano, punto di riferimento del settore giallo e fantascientifico, ha una lista di desideri inesaudibili dei clienti. Libri che sono pietre miliari sotterrate ma di un interesse che li rende degni di riesumazione e riscoperta. «Mi viene in mente - dice - il primo romanzo hard boiled, Punti sul nero ed esce il rosso di Eric Knight. I romanzi rosa di Scerbanenco e quelli della Christie... Che fine hanno fatto? E i primi gialli di Valerio Massimo Manfredi, Noi vampiri, Cromantica, Magia rossa... Quelli del diplomatico e sinologo olandese Robert van Gulik, ambientati nel ’600 ma basati su un grande magistrato investigatore, Dee, vissuto mille anni prima. Mondadori aveva cominciato a ristamparli poi si è interrotta. Sono richiestissimi. Penso poi a sei libri di Michael Chricton, firmati con pseudonimo, e pubblicati da Garzanti negli anni ’70, alcuni davvero belli. Forse alla Garzanti non sanno nemmeno che sono suoi e dunque dei potenziali best-seller. E I misteri di Parigi di Eugène Sue?».
Esistono scomparse motivate da ragioni diverse da quelle di mercato. Per esempio un libro di culto del mondo gay come La lunga notte di Singapore (Gastaldi, 1952) scritto sotto pseudonimo (Bernardino di Tegerone) da Bernardino Del Boca, sequestrato per oscenità, e distrutto sino alla fusione del piombo, come accadeva in questi casi (toccò anche a La ragazza di nome Giulio, che però oggi, per il noto effetto boomerang della censura, è l’unico romanzo reperibile di Milena Milani, il resto è stato travolto dal destino della Rusconi libri). Ma forse se La lunga notte non viene ristampato è un po’ perché l’immagine di quello che è tuttora un guru dello spiritualismo esoterico verrebbe intaccata e soprattutto, a quanto pare, per problemi legati all’eredità dei diritti che incombono pure sulle sue altre opere.
Problemi di censura, ma di tipo diverso, pendono sul testo antisemita di Louis-Ferdinand Céline, Bagatelle per un massacro. Come per altri fuori catalogo cari alla destra, esistono edizioni tarocco stampate dai «camerati napoletani». «Altro latitante del genere è Il cammino del cinabro», spiega Giovanni Bottazzi, librario, ex legionario, che espone al mercatino milanese di piazza Diaz, la secondo domenica di ogni mese. È un testo fondamentale di Julius Evola, la sua autobiografia edita nel 1963. Mediterranee dovrebbe, tra non molto, ovviare alla lacuna. Dovrebbe. «Un libro molto interessante che non si trova più - dice Bottazzi - è Tiro al piccione di Giose Rimanelli, sulla guerra civile (Mondadori, 1953), da cui Giuliano Montaldo nel 1961 ha tratto un film». Qui non esistono ostacoli di natura ideologica, non stiamo parlando di un romanzo proscritto, e neanche problemi di mercato, visto che il soggetto è di quelli che tira sempre. Nondimeno...
Ragioni di mercato, di quantità e non di qualità, rendono invece improbabile la ristampa di Le note azzurre dello scapigliato (in tutti i sensi) Carlo Dossi. Diario tenuto tra il 1870 e il 1907 sotto forma di note a piè di pagina (dunque molto all’avanguardia, dal punto di vista stilistico) che sono altrettanti frammenti molto caustici e moderni (esempio: «Manzoni, a chi gli chiedeva come mai facendo libri sì buoni, avesse fatto figli sì birbi rispose: i libri li ho fatti col capo, e i figli col cazzo»). Adelphi lo ha stampato nel 1964, a cura di Dante Isella. Ma da un pezzo è sparito. Dossi è scrittore cui devono molto i frammentisti fulminanti, come Flaiano. Ma anche Alberto Arbasino (vedi Un Paese senza), su cui bisogna aprire un capitolo a parte. Molto in auge, onnipresente tra libri, articolesse e letterine ai giornali, Arbasino ha deciso di sbarazzarsi di alcuni suoi parti letterari. Non di quelli riscritti, e che molti cercano nella versione originale più breve (Fratelli d’Italia ha più che raddoppiato la fogliazione, dalla prima all’ultima edizione), ma di quelli lasciati perdere. Come Le piccole vacanze, esordio Einaudi del lontano ’57, che contiene lo splendido racconto (monologo interiore alternato) «Giorgio contro Luciano». O Sessanta posizioni, raccolta di ritratti di scrittori che un fortunato bibliofilo - così raccontano divertiti alla libreria di modernariato L’Atalante di Milano - ha trovato per due lire a Torino in una bancarella tra roba porno (il titolo induce in errore). E pensare che dell’usato arbasiniano Sessanta posizioni è quello che, per difficile reperibilità, ha le quotazioni più elevate. Tanti nomi per un “Chi l’ha visto?” letterario che tocca noti e meno noti, bestseller d’altri tempi e “chicche” che potrebbero riempire una lunga lista...