«I libri? Imporre a bastonate Kafka e Dostoevskij e buttare Vespa e Camilleri»

Al Festivaletteratura di Mantova il comico-scrittore se la prende con vecchi, giovani ed eroi. E salva soltanto Giuda

da Mantova
Paolo Villaggio parla del suo ultimo libro Storia della libertà di pensiero. E dice: «Sto cercando di convincere gli anziani a non dire sempre “poveretti i giovani”. È vero che la nostra generazione era felice della cultura e della strada che aveva da percorrere. Adesso chi è che ha voglia di diventare un impiegato di banca? Adesso vogliono diventare tutti come Briatore, avere le veline, hanno perso fiducia nei valori della cultura nella quale stanno crescendo. Come gli indios di fronte ai portoghesi hanno perso l’istinto di sopravvivenza. Quindi li vedi, il venerdì sera, che cercano lo sballo. E che cercano di abolire il linguaggio (pausa) scusate, ho mangiato un barattolo di mostarda di mele, buonissima, ma micidiale.
«I libri, chi li legge più? Leggono solo Camilleri, Vespa, non degli scrittori, o i libri di ricette di spaghetti della Loren. I libri costano un sacco di soldi, si comprano solo a Natale. Non c’è un italiano che la sera legga un libro, semmai guarda la televisione: la dittatura televisiva ci impone di leggere solo poche piccole cose. Più si abbassa il livello delle trasmissioni televisive, più si alzano gli ascolti, e lentamente si deprime anche il livello culturale della classe media italiana. Ma chi comprerà ancora un libro fra cinquant’anni? Io sono un appassionato frequentatore di salumerie e di librerie, ma in queste ultime, sotto Natale, il negoziante assatanato ti consiglia solo il libro che costa di più. Bisognerebbe ripristinare la lettura dei classici, anche per toglierci la mentalità qualunquistica del suddito. Noi abbiamo una cultura disonesta. Io non me la sento di consigliarvi Vespa e neanche Camilleri. Bisognerebbe avere il coraggio di far leggere, anche a bastonate, a 17 anni, La metamorfosi, Il processo, Il castello di Kafka e Memorie del sottosuolo o Delitto e castigo di Dostoevskij. E poi rileggerli tre o quattro volte nella vita. Lo stesso con il cinema, a parte La corazzata Potemkin. E non vi dico i cineforum della mia giovinezza...
«Berlusconi al G8: la Merkel ogni volta guarda allibita il colore cangiante dei suoi capelli, da una volta all’altra, dal rosso al nero completo. Ma anche Mike Bongiorno, al posto dei capelli ha uno scopetto. Quelli di Limiti cambiano colore nel corso della stessa trasmissione. Nel mio libro ho rivalutato Giuda, perché ha accettato il ruolo del traditore per l’eternità. Nessun altro se l’è sentita, lui si è comportato, in fondo, come il più santo dei santi. Questo è lo scopo del mio libro: rivalutare certi personaggi e sputtanarne altri: per esempio Garibaldi. La sua maestra scrisse di lui: “Un autentico cretino”. Noi siamo cattolici, ma da troppi anni ci siamo dimenticati di essere cristiani; non esiste l’amore per il prossimo. Invecchiando, e avendo avuto un po’ di fortuna, non sono rancoroso: ma so che la maggior parte dei miei interlocutori sono incazzati, quindi faccio finta di esserlo anch’io per attirarmi le loro simpatie. Oggi un premio alla carriera nel cinema lo assegnerei a Olmi, con cui ho lavorato. E in effetti quest’anno glielo danno. Lui lo aveva assegnato a me. Io gli ho scritto per ricambiare. Ma lui non mi ha risposto e ha preferito Celentano. Forse sarebbe stato meglio se glielo avesse assegnato Monicelli».