I libri si possono cambiare solo dopo cinque anni

da Roma

No alla riedizione dei testi scolastici prima di cinque anni. Il ministro Mariastella Gelmini dopo aver imposto un tetto di spesa sui libri da acquistare per la scuola, venendo incontro alle esigenze di risparmio delle famiglie, lancia una nuova iniziativa. E su questo fronte genitori, istituti e studenti sono tutti schierati con il governo. «Continueremo la battaglia contro il caro-libri - promette il ministro -. Io e gli altri componenti del consiglio, in primo luogo il presidente Silvio Berlusconi, intendiamo aiutare le famiglie a contenere le spese. Per questo i testi scolastici potranno essere rieditati soltanto se strettamente necessario. Abbiamo pensato a un periodo di tre, quattro o cinque anni entro il quale i libri non potranno essere cambiati». La Gelmini osserva anche che «i contenuti di alcune materie fondamentali come italiano o matematica non cambiano da un anno all’altro» ed è dunque assolutamente superfluo ricorrere a nuove edizioni. «Ci sarà dunque un forte incentivo da parte del governo perché le case editrici non rieditino se non è davvero necessario», insiste il ministro.
Intanto non si placa la polemica tra i consumatori che si sentono tartassati dagli aumenti anche nel settore della scuola e le case editrici che invece respingono l’accusa di aver rincarato troppo i costi. «Si tratta di una colossale montatura», afferma Federico Motta, presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie), presentando a supporto delle sue tesi una indagine Ispo per la quale il 62 per cento dei 31.360 libri scolastici in commercio ha un prezzo identico a quello dello scorso anno e un 34 per cento ha subito un aumento inferiore o uguale al tasso d’inflazione. Nessuna montatura, replicano le associazioni di consumatori che ricordano come «il ricambio dei testi in Italia sia fra i più alti in Europa, costringendo le famiglie a nuove spese ogni anno».