Tra i litiganti Obama e Clinton il repubblicano McCain gode

In Vermont vince Barack, testa a testa in Ohio e Texas. I due democratici sarebbero però battuti da «nonno John»

Hillary ha perso. E pesantemente. Almeno a figurine. Negli scambi della casa d’aste on-line eBay non c’è mai stata corsa, tutti vogliono la figu di Obama e solo quella. La Topps Company le ha messe in circolo autografate in edizione limitata nelle bustine dei campioni del baseball, 1,99 dollari al pacchetto. Quella di Hillary è stata venduta per 1.325 dollari, 150 in più di quella di McCain, ma quella di Obama vale il doppio 3.122 dollari. Uno smacco. Perché nelle figurine il peggio che ti possa capitare è perdere la faccia.
Pensare che Fort Alamo, quartier generale di Hillary, negli ultimi giorni di battaglia ha fatto il pieno di munizioni e sparato ad alzo zero tutte le cartucce disponibili. Prima del voto di stanotte, Texas, Ohio, Rhode Island e Vermont, roba pesante, roba decisiva, Obama aveva 1.378 tra delegati e superdelegati contro i 1.269 della Clinton. È evidente perché Fort Alamo spara contro tutto ciò che si muove: con la vittoria di Obama la partita finisce, con quella di Hillary si va ai supplementari. Dopo undici sconfitte consecutive.
E ha sparato di tutto l’ex first lady per tentare l’impossibile. Si è pianta addosso, giocando la carta della vittima, discriminata dai media dominati dai maschi perché donna, discriminata perché loro gli uomini hanno scelto un uomo come loro Obama, e lo hanno trattato sempre con i guanti di velluto. Ha riso di sé, simpatica, divertita, a suo agio, nelle trasmissioni tv tipo Striscia la notizia: «La campagna va bene, molto, molto bene», ha risposto a Amy Poehler, l’attrice che la impersona nei programmi della Nbc. Poi ha fatto una pausa e aggrottato le sopracciglia: «Perché? Tu cos’hai sentito?...». Ha tirato dentro gli amici come Jack Nicholson, che per lei ha reinterpretato in uno spot alcuni dei suoi personaggi più famosi dal Jocker di «Batman», al Jake Gittes di «Chinatown», per lanciare un unico messaggio: «Lei è meglio».
Già, gli spot. Qui Hillary è andata veramente sul pesante. Ne ha lanciato uno apocalittico, bambini che dormono tranquilli nella cameretta, e una voce fuori campo che chiede buia: «Sono le 3 del mattino e i tuoi bambini sono al sicuro. Ma alla Casa Bianca c’è un telefono che sta squillando. Qualcosa è successo nel mondo...» Ovvio che dall’altra parte del filo ci può essere solo una persona. Lei. «Chi volete risponda a quella telefonata, un presidente esperto o un neofita come Obama?». Obama stavolta non è rimasto zitto e buono. Controspot: «Non importa chi risponde ma cosa risponde: nel 2002 per esempio Hillary rispose a quel telefono ma in maniera sbagliata votando la catastrofica invasione dell’Irak». Lite finita? Macché, appena iniziata. Nemmeno il tempo di digerire il primo spot che ne arriva un altro, velenoso come un serpente a sonagli: l’immagine di una poltrona, quella della presidenza della Commissione del Senato sulla missione in Afghanistan. È quella di Obama, è vuota da mesi. «È troppo impegnato a correre per la presidenza per occuparsi dei nostri ragazzi al fronte». Basterà? Nemmeno per sogno. Perché un sito che va per la maggiore ha proprio voluto contare cosa e chi sognano gli americani. E anche qui Obama batte Hillary 43 a 34. E i primi exit polls della (nostra) notte davano Barack vincente nel Vermont, con un testa a testa negli altri tre Stati.
Chi non ha problemi invece è John McCain (anche lui col Vermont in tasca) che, voto o no, è già di fatto candidato in pectore per i repubblicani. L’ultimo sondaggio Times/Blomberg lo vuole in vantaggio di due punti su Obama e di sei sulla Clinton. Sogni o no, nonno John è già un incubo per tutti e due.
I risultati del voto sul sito www.ilgiornale.it