I lombardi? I più tassati e quelli che evadono meno

Registrato un incremento dello 0,3 per cento rispetto a quanto versato nel 2005. Tra le spese, presi in considerazione Irpef, acqua, rifiuti e la retta per il nido

Tartassati e contenti. È il duplice record dei cittadini lombardi: pagano le tasse più salate in tutta Italia, ma sono quelli che evadono meno. È quanto emerge incrociando l'«Osservatorio prezzi e tariffe» realizzato da Cittadinanzattiva con un'elaborazione dell'ufficio studi dell'Agenzia delle entrate. La prima ricerca ha preso in considerazione una famiglia composta da tre persone, calcolando le spese per Ici, addizionale comunale Irpef, servizio idrico integrato, smaltimento dei rifiuti urbani e rette per l'asilo nido comunale. Il risultato è che nel 2006 ogni famiglia lombarda ha pagato 4.549 euro, oltre mille in più della media nazionale (3.480 euro), battendo regioni sviluppate e popolose quali Veneto (4.326 euro), Piemonte (4.102 euro) e la rossa Emilia-Romagna (3.823 euro). Doppiando non soltanto il piccolo Molise (2.419 euro), ma anche la Sicilia (2.404 euro) e la Calabria (1.883 euro). Con un incremento dello 0,3 per cento rispetto alle tasse pagate dai lombardi nel 2005.
Andando a spulciare i dati provinciali, risulta che i milanesi pagano 3.141 euro annui di imposte (sui quali incide in modo significativo l'Ici, pari a 440 euro): meno di chi abita a Lecco (6.165 euro), ma decisamente di più rispetto a Cagliari (2.742 euro), Reggio Calabria (2.115 euro) e Napoli (1.869 euro). Tasse che comunque i nostri cittadini pagano fino all'ultimo centesimo, o quasi. Per ogni euro dichiarato, infatti, all'ombra della Madonnina sono evasi «soltanto» 6,2 centesimi, contro l'1,8 euro di Vibo Valentia, l'1,7 di Crotone, l'1,5 di Agrigento, l'1,4 di Enna, l'1,2 di Oristano, Nuoro e Cosenza, l'1,1 Lecce, Rieti e Trapani. Ma sono i dati assoluti a parlare chiaro: secondo l'Agenzia delle entrate, nell'intera provincia di Milano sono stati evasi in un anno cinque milioni e 525mila euro, contro i nove milioni e 71mila di Roma, gli otto milioni e 107mila di Napoli e i sette milioni e 486mila di Torino. Dietro di noi, con un'evasione complessiva pari a cinque milioni e 296mila euro, c'è Salerno, che però conta la bellezza di tre milioni di abitanti in meno (853mila contro tre milioni e 869mila).
«È giusto che le zone più sviluppate contribuiscano a sostenere le aree con minor gettito - commenta l'assessore regionale al Bilancio, Romano Colozzi -. Ma con due nota bene: tutte le componenti del Paese devono fare la loro parte. E la perequazione tra le zone più ricche e quelle più povere non può essere il surrogato di una forma di lassismo fiscale. Anche perché i meccanismi su cui è basata la finanza pubblica penalizzano inesorabilmente le Regioni più virtuose. In Lombardia per esempio le spese di funzionamento della macchina pubblica sono l'11 per cento rispetto al 24 per cento di altre Regioni. Se da Roma si taglia il due per cento a tutti, si rende la vita impossibile a chi aveva già ridotto le spese in precedenza, senza ridurre gli sprechi dove ci sono davvero. Decisamente meglio individuare parametri ottimali validi per tutti: i tagli colpiscano chi li supera, non chi è già al di sotto».
Positivo invece per Colozzi il dato sui bassi livelli di evasione in provincia di Milano: «È un fatto culturale di cui possiamo andare fieri e che riscontriamo anche per quanto riguarda le imposte gestite dalla Regione, come il bollo auto. Ma significa anche che gli amministratori rispondono alle aspettative dei contribuenti lombardi, realizzando servizi adeguati sul territorio. Dove nasce l'evasione, spesso è anche causata dal fatto che i soldi pubblici sono stati sperperati e dunque il cittadino, per protesta, si rifiuta di pagare le tasse».