I luoghi del culto dell’acqua

L’acqua per i milanesi non ha una storia qualunque. In passato il culto delle acque fu molto sentito nella nostra città. Accanto alla chiesa di San Vincenzo in Prato, a Porta Genova, c'era un oratorio dedicato a San Calogero, edificato nel Cinquecento a ricordo di una fonte d'acqua che aveva proprietà miracolose.
La chiesetta fu irreparabilmente danneggiata durante le incursioni compiute dall’aviazione angloamericana nel corso della seconda guerra mondiale.
Anche in San Calimero, nell'omonima via, i milanesi dei secoli scorsi rendevano omaggio alla memoria dell'antico vescovo della città bevendo l'acqua «portentosa» attinta dal pozzo che si trovava nella cripta sotto l'altare maggiore. Non era un’acqua qualsiasi, di questo almeno erano convinti i fedeli: si credeva infatti che avesse potenti proprietà taumaturgiche perché il pozzo aveva contenuto il corpo del santo.
Due scalinate in pietra ai lati dell'altare portano alla cripta. Il pozzo, per quanto rifatto, esiste ancora. L’acqua invece non c’è più. Come in via Montenapoleone, dove nel cortile di una casa oggi non più esistente c’era una sorgiva molto frequentata da chi aveva patologie agli occhi. In età napoleonica il custode del palazzo ne distribuiva a chiunque lo chiedesse. Alla sua morte il pozzo venne chiuso.
Oggi ai milanesi che credono alle proprietà terapeutiche di certe acque restano solo due fontane di acqua solforosa. La prima al parco Sempione, nelle vicinanze dell’Arena civica e l'altra in viale Piceno, inaugurate entrambe nel 1929 e dette anche «dell'acqua marcia».
Però dal Duemila i tecnici della Asl ne sconsigliano l’uso per aver riscontrato un eccesso di manganese nella loro composizione.
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