«I luoghi di culto? Per noi non sono prioritari»

Yassine Belkassem: «La comunità musulmana ha bisogno di case e lavoro»

nostro inviato a San Giovanni in Persiceto (Bologna)
Yassine Belkassem, 46 anni, immigrato 17 anni fa nel nostro Paese, vicepresidente della Confederazione dei marocchini in Italia, è un musulmano che non chiede moschee ma case, lavoro, assistenza: «Sono queste le nostre priorità, non i luoghi di culto. Verrà anche il loro momento». Belkassem, che collabora con il mensile in lingua araba Al Maghrebiya, vive a Poggibonsi, non lontano dal cantiere di Colle Val d’Elsa: «questione tutta politica - dice - noi musulmani ne siamo estranei».
Non volete un luogo di culto più dignitoso dell’attuale?
«Noi vogliamo soltanto integrarci meglio. La maggior parte dei musulmani non accetta le polemiche ideologiche o teologiche e respinge anche decisioni come quella del preside di San Gimignano che ha negato l’ingresso a scuola dell'arcivescovo. È stato un errore. Perché vogliono mettere i nostri bambini in prima linea contro i cattolici?».
Quindi lei, da musulmano, ritiene che il proliferare di moschee possa essere un motivo di scontro religioso?
«Io non sono d’accordo con la gestione della moschea di Colle perché temo che finirà nelle mani dell’Ucoii. Da queste parti i suoi aderenti sono pochissimi, due o tre, ma pretendono di rappresentarci tutti. Invece le nostre comunità non vogliono avere nulla da spartire con questa organizzazione estremista».
Crede che ci sia una strategia dell’Ucoii dietro il moltiplicarsi delle moschee in Italia?
«Certamente è una forma di pressione verso lo Stato e il governo. L’Ucoii sta cercando di presentarsi come l’interlocutore primo e più forte. Gli basta avere anche un solo aderente per sostenere che quella moschea è loro. Vogliono fare vedere che sono in tanti, ma la stragrande maggioranza della gente è lontana dall’Ucoii».
Per favorire l’integrazione dei musulmani la moschea è un elemento indispensabile?
«La nostra comunità ha bisogno di case, scuole, lavoro, assistenza sanitaria. I nostri figli devono poter studiare anche alle scuole superiori e all’università. Vogliamo inserirci nella società locale e avere dignità come tutti, non chiuderci in un ghetto».
Perché sindaci e banche preferiscono finanziare le moschee invece che le case?
«Non lo so, lo chieda a sindaci e banchieri. Quando ero presidente della Consulta provinciale per l’immigrazione avevo un pacchetto di richieste condiviso da diverse associazioni con al primo punto le questioni sociali, non le moschee. Il sindaco e il Monte dei Paschi avevano promesso di finanziare progetti edilizi per gli immigrati, stranieri e meridionali».