I macchinisti esasperati: Roma-Pantano al collasso

Il nuovo contratto obbliga i guidatori dei trenini a turni massacranti. Il Sult: «Sicurezza a rischio per i passeggeri»

Daniele Petraroli

A pochi giorni dall’apertura dell’ultimo tratto della Roma-Pantano (quello tra l’attuale capolinea Grotte Celoni e Pantano Borghese, appunto, chiuso dal ’96) prevista per il primo marzo si moltiplicano i problemi della ferrovia ex concessa. A complicare una situazione difficilissima, dovuta soprattutto alla carenza di treni e macchinisti, si è aggiunta la firma sul contratto tra i sindacati di Cgil, Cisl e Uil e Met.Ro. che costringerà i guidatori dei trenini a orari massacranti. Con conseguenze disastrose per l’efficienza della linea e la sicurezza dei passeggeri. Tanto da mettere a rischio l’apertura della nuova tratta preannunciata dal sindaco Veltroni il 13 febbraio. Già l’estate scorsa il Giornale denunciò le gravi carenze della Roma-Pantano: pochi macchinisti, pochi mezzi e incroci pericolosi lungo la linea i principali problemi. Da lì l’aut aut del presidente di Met.Ro. Stefano Bianchi al Comune (il 22 luglio): modernizzare la ferrovia o chiuderla. Regione e Campidoglio, però, rilanciarono. Non solo le corse dovevano proseguire ma dal primo marzo 2006 si sarebbero dovute riaprire le sei stazioni fino a Pantano. Motivo? Presentarsi agli elettori con una nuova medaglia sul petto. Si arriva così a gennaio quando Cgil, Cisl e Uil decidono di chiudere in tutta fretta l’accordo per il rinnovo del contratto. Anche qui ha un peso determinante la vicina scadenza elettorale. «E da lì le cose sono peggiorate - spiega Roberto Proia, segretario regionale del Sult per Met.Ro. -. L’accordo con cui hanno scavalcato il nostro tavolo di trattative lede gli interessi di tutti i lavoratori della Capitale che operano sulle ferrovie ex concesse e sulle metropolitane. Oltre a non accogliere in alcun modo i quattro punti su cui ci battiamo da anni (tra cui la sicurezza per gli inidonei e il riconoscimento a tutti i lavoratori di poter arrivare al gradino massimo di professionalità prima della pensione, ndr) e che sono stati riconosciuti, per esempio, nel corrispettivo milanese di Met.Ro., l’Atm, ci hanno anche aumentato i turni senza un equo adeguamento di stipendio». Il problema, dunque, non riguarda solo la Roma-Pantano eppure è su questa linea che si rischiano i disagi maggiori. I macchinisti sono cinquanta, i nuovi turni per arrivare al nuovo capolinea 82 (da cinque ore e un quarto l’uno) così più della metà di loro sarà costretta a lavorare il doppio ogni giorno (per un totale quindi di circa dieci ore e mezza). I treni per il momento sono sedici quando dal primo marzo serviranno almeno venticinque convogli. Molti lavoratori già adesso fanno il «riposo lavorato». Capita di frequente, inoltre, che chi lavora fino alla chiusura del servizio (e cioè riporta il treno al deposito per le 22.30) debba rimettersi alla guida alle 5 del giorno successivo (presentandosi al lavoro 40 minuti prima). Chi scrive ha potuto notare gli stessi macchinisti all’opera la sera di mercoledì e all’alba di giovedì. Con evidenti problemi di sicurezza per se stessi e per i passeggeri. Con il nuovo capolinea a Pantano la situazione non potrà che peggiorare, dunque. Per una piena efficienza servirebbero infatti 110 macchinisti. Queste le motivazioni che porteranno agli scioperi su tutte e cinque le linee. Il primo, di quattro ore dalle 8.30 alle 12.30, sarà domani. Quindici giorni dopo i lavoratori incroceranno le braccia per otto ore mentre il 31 marzo l’agitazione durerà l’intera giornata.