I macchinisti: il semaforo era verde

Igor Traboni

Troppi i disservizi sulla linea ferroviaria Roma-Cassino, ma soprattutto sono troppi gli «inconvenienti» che si verificano pressoché quotidianamente e che potrebbero originare un altro disastro, dopo quello che il 20 dicembre scorso ha causato un morto e 69 feriti, alla stazione di Roccasecca.
E l’altro giorno, sempre all’ingresso della piccola ma strategica stazioncina ciociara (è qui che c’è anche la connessione con la linea ferroviaria per Sora e Avezzano), si è verificato un altro episodio, sul quale la Procura della Repubblica di Cassino ha deciso di aprire un’altra indagine, parallela a quella già in corso sullo scontro tra treni. Su quest’altro episodio, infatti, il Procuratore Izzo ha disposto un’altra perizia e ha chiesto chiarimenti alle ferrovie.
L’episodio in questione è stato riferito dai due macchinisti del treno locale per Cassino, partito dalla stazione Roma Termini a metà pomeriggio di lunedì scorso, come sempre stracarico di pendolari e, dopo un’ora e mezzo di tragitto, giunto alle porte della stazione di Roccasecca poco prima delle 19.
Il semaforo di accesso alla stazione era verde, hanno riferito i macchinisti, ma il computer di bordo del treno segnava rosso e così quello interno alla stazione di Roccasecca. I macchinisti hanno bloccato il convoglio ma, se avessero dato retta al segnale lungo la linea ferrata, e se a bordo non avessero avuto la strumentazione adatta (cosa che non tutti i treni hanno) il treno sarebbe entrato in stazione, trovando il binario occupato da un altro convoglio.
Proprio quello che sarebbe successo il 20 dicembre scorso, un particolare che ieri mattina è stato ribadito dai due macchinisti, interrogati a lungo dal sostituto procuratore Siravo, che sta conducendo l’inchiesta sul disastro ferroviario.
Mario Mangano e Gabriele Venditti, i macchinisti alla guida del treno «la freccia del Biferno», indagati per omicidio colposo e disastro colposo, al magistrato hanno ribadito che il segnale era verde e che solo all’ultimo momento si sono accorti che sul binario c’era un altro treno, tentando una frenata disperata e comunque correndo negli scompartimenti invitando i passeggeri a raggiungere le ultime carrozze, per attutire gli effetti dell’impatto.
Mentre i due venivano interrogati separatamente in Procura, nel piazzale antistante una trentina di colleghi hanno tenuto un sit-in di solidarietà nei confronti degli indagati, ribadendo che la linea è pericolosa e che la strumentazione a bordo dei treni (vecchi e malandati) è del tutto insufficiente dal punto di vista della sicurezza.
Da Roma, intanto, rimbalzano notizie confortanti sulle condizioni di Gabriella, 8 anni, la figlia dell’emigrato rimasto ucciso sul treno. La piccola è uscita dal coma e parla con i parenti, anche se ancora non sa del tragico destino del papà, che era accanto a lei al momento del drammatico incidente. Più serie le condizioni della madre Lidia, 45 anni, ricoverata in Rianimazione al Policlinico Umberto I, anche se ieri i medici si sono mostrati più ottimisti sul decorso clinico.