I maestri di Brera alla Galleria Ponte Rosso

La Galleria d'arte "di Novello" torna sulle proprie tracce e lo fa con un'esposizione che vuole dare risalto a grandi artisti del calibro di Contardo Barbieri, Mario Castellani, Aldo Salvatori e Romano Rui

La Galleria d'arte "di Novello" gestita storicamente dalla famiglia Consonni, ancora una volta torna sulle proprie tracce e lo fa dando come sempre una lezione di storia che le è propria di nome e di fatto: "Maestri a Brera" : un'esposizione che vuole dare risalto a grandi artisti del calibro di Contardo Barbieri, Mario Castellani, Aldo Salvatori e Romano Rui.

Ancora quattro giorni per ammirare opere che sono entrate nel firmamento della nuova classicità. "Varie ormai sono le occasioni in cui, nello spazio di questa galleria, vengono proposte mostre dedicate ad artisti Maestria Brera. Nei quadri che via via segnano il senso anche testimoniale di queste esposizioni possiamo forse ritrovare una rinnovata suggestione per l'immagine pittorica: la temporalità, la memoria, l'emozione, l'orizzonte struggente dell'esistenza", scrive Stefano Crespi nel catalogo che accompagna la mostra.

Andiamo in ordine alfabetico e partiamo con Contardo Barbieri, nato a Brioni tra le colline dell'Oltrepò Pavese nel 1900 e morto nel 1966, ma milanese d'adozione. E' nel capoluogo lombardo che ha compiuto gli studi e che ha trascorso gli ultimi anni d'insegnamento. Nella sua espressione pittorica il suo luogo natale ha continuato ad essere il vero sguardo umano, da quel paesaggio si sono sviluppati gli interni, le figure femminili e così via. Ma è la poetica che attraverso tutti i suoi lavori, "una voce panica" per dirla con Orio Vergani fuori da una inclinazione naturalistica, ma anche da un tonalismo lirico, fuori da un'inclinazione naturalistica. Mentre il tema della figura femminile l'artista l'ha sempre toccato con severità interiore unito ad un morbido senso dell'estetica pura. "Nudo di schiena", "la lettera, "Alla finestra" sono solo alcuni dei suoi capolavori. L'auterità di queste figure femminili evocano un sogno, pur rimanendo in una sfera malinconica.

Passando invece a Mario Castellani, Milano rimane la centralità della sua biografia sia personale che pittorica: paesaggi, nature morte e figure femminili raggiungono la massima raffinatezza per la vibrazione dei colori delle sue tele e per quella sospesa magia che ha sempre saputo evocare l'artista. Nato a Genova nel 1915, Castellani si trasferisce con la famiglia a Milano dove ottine la Maturità artistica e dove frequenta la Scuola degli Artefici con i Maestri De Amicis e Bogliardi; nel 1938 inizia ad esporre con il gruppo "La Rotonda" del quale fanno parte Longaretti, Consadori, Rognoni, D'Accardi e Cappello, ma anche il critico Giolli. Dopo un breve periodo a Roma e a Napoli, torna nel capoluogo lombardo e insegna al liceo di Brera. Da qui le Quadriennali e le Biennali...Muore nel 1985 sotto la Madonnina.

Altra figura importante per Brera è stato Aldo Salvadori che oltre essere stato docente all'Accademia, trae importanti esperienze a Bergamo Alta e a Parigi. De Pisis scrisse dei suoi dipinti:. Ma Salvadori è stato come una sorta di metafora enesauribile, con i suoi viaggi, le sue donne pensose, luoghi remoti della poesia. Milanese doc, classe 1905 è morto a a Bergamo nel 2002 dopo avere insegnato Arti decorative e Composizione a Monza e dopo essere stato presente in numerose personali e collettive da Parigi a Londra e da Milano a New York.

Ultimo dei classici, Romano Rui, Classe 1915 (morto a Milano nel 1977), scultore allievo di Leone LOdi. Conseguì la maturità artistica con Francesco Messina all'Accademia di Brera dove dal 1945 è stato assistente di Plastica Ornamentale e al Politecnico ebbe la libero docenza dal 1961. La sua prima personale la tenne alla Galleria INternazionale d'Arte di Milano poi venne chiamato da Giò Ponti a Parigi in una personale di ceramica. Dal 1965 al 1977 ha insegnato Tecnologia della Scultura a Brera e nel 1979 la Permanente gli dedicò un'importante personale. Ora le sue opere sono esposte alla Ponte Rosso di Via Brera 2; steli, sfere, alberi diventano archetipi, scansioni di forme, fughe spaziali. La sua ricerca si è sempre mossa tra materia, tempo e pensiero.