I maestrini privilegiati della stampa estera

Vedi che a tirare un sasso in morte gore e sacche di privilegio, si risvegliano i ranocchi? Abbiamo grattato la cortina sotto la quale si dipanano indisturbate le attività dell’Associazione della stampa estera in Italia, e ci ritroviamo con una lettera formale e un’articolessa ospitata sul Riformista di ieri, diretto da Antonio Polito. La lettera, che qui pubblichiamo, è meno dispersiva del manifesto di Tobias Piller, corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung, del quale però si riconosce la penna egemone nella lettera a tre firme. Cominciamo dunque dalla lettera.
«Superficiali»?! «Pieni di errori»?! E dove sarebbero gli errori e la superficialità? Se lor signori hanno letto che noi «si auspica» la chiusura della loro benemerita sede, vuol dire che hanno una coda di paglia lunga un chilometro. Ed è ancora un loro incubo, se hanno letto che: «Non ci sono Associazioni della stampa estera in altri Paesi europei».
Abbiamo semplicemente scritto che sono una rarità, e che soltanto l’Italia nell’intero mondo finanzia una tale associazione con 700mila e fischia euro all’anno: una somma ingente, che potrebbe essere usata meglio. È vero o no che si sono rifiutati di pagare quanto ha ordinato un giudice italiano fino a farsi bloccare i conti correnti? È vero o no che hanno sospeso due loro iscritti perché hanno esercitato la libertà di pensiero e di critica, e perché rivendicavano trasparenza? Ed è vero o no che la giornalista che ha ottenuto giustizia è stata poi espulsa, perché s’era rivolta a un giudice «normale»?
Sì, sì, la vicenda per lor signori «non è ancora chiusa», ma nel frattempo si sono guadagnati la patente di associazione che ha violato i più elementari diritti costituzionali (almeno quelli italiani, ma credo anche olandesi, tedeschi e israeliani), che ha regole e pratiche illiberali, che si comporta come un soviet o una setta. Liberissimi di esserlo e di farlo, ci mancherebbe: merita rispetto chiunque, anche 500 (?) masochisti, purché non disturbino gli altri. Liberi e giulivi, dicevo. Ma non a spese del nostro Stato.
E veniamo all’articolessa, della quale il Riformista poteva anche avvertirci, visto quanto tengono al fair play. Sotto il titolo «Le lezioncine del Giornale alla stampa estera» è abborracciata una lezionciona che non incanta. Tobias Piller ciurla nel manico, mena il can per l’aia, s'arrampica sugli specchi. Parla di Berlusconi, degli amici e dei nemici di Berlusconi, e gira intorno alla trave che l’Associazione della stampa estera in Italia ha ben piantata nell’occhio. «Strane aberrazioni»?! Ricorda Totò? Ma mi facci il piacere!
Nel punto a) della premessa, l’articolista non accenna ai 700mila euro che lor signori ricevono - unici al mondo - dal Paese che li ospita, ma lascia intendere che sono un atto dovuto, poiché l’Italia «esporta beni per oltre 300 miliardi di euro all’anno», è beneficiata da 40 milioni di turisti, vuol essere protagonista internazionale eccetera eccetera. Dunque la stampa estera offre «tante possibilità» per le nostre istituzioni «che da sole avrebbero grandi difficoltà di identificare e raggiungere i media giusti». Hai capito? Stiamo pagando un ufficio di smistamento, al quale nessuno ha mai insegnato che i giornalisti devono andarsele a cercare, le notizie.
Il punto b) e il punto c) parlano d’altro, di «deontologia professionale», del governo Berlusconi e dei suoi rapporti con i corrispondenti stranieri, dei loro governi che «rispondono alle domande». Non ci interessa, non per questo abbiamo chiamato in causa la stampa estera, dunque passiamo al punto 1) della sostanza, dove ci si rimprovera di aver «preferito riportare una visione parziale di tre persone». Tocca ribadire: quel racconto è desunto totalmente da verbali e atti processuali, l’unico virgolettato è tratto dal loro ricorso. Volutamente non abbiamo interpellato i due protagonisti della vicenda, per non fornire alibi o arrampicate all’Associazione condannata.
I punti 2) e 3) dicono in sintesi che il nostro giornale «si allea con un giornalista comunista», e meritano dunque la stessa risposta: ma mi facci il piacere!
Il punto 4) ci rimprovera di esserci alleati proprio coi corrispondenti che hanno rotto con l’Associazione e «che picchiano particolarmente forte su Silvio Berlusconi e il suo governo». Be'? Il nostro editore è fratello del premier, ma siamo giornalisti liberi. Da voi non è così? A proposito, dottor Piller: a Berlino ce l’avete ancora, un giudice?
In conclusione: la stampa estera spreca i nostri soldi, disprezza la nostra magistratura, non rispetta i principi della democrazia liberale. Alla faccia della «deontologia professionale».