I maghi evitano il malocchio, non le condanne

Moderni maghi Merlino, specializzati nelle truffe e nello spillare soldi ai creduloni. Il giudice Paola De Martiis ne ha condannati tre per circonvenzione di incapace, perché accusati di essersi fatti dare decine di milioni di vecchie lire approfittando della credulità di persone «affette da serie patologie psichiatriche, in cura con psicofarmaci e in una fase della vita in cui erano molto sensibili alle pressioni altrui». Soggetti disposti a sottoporsi a presunti riti magici a pagamento pur di liberarsi dal malocchio o risolvere problemi sentimentali e professionali.
Due anni di reclusione è la pena per Stefano Brancato, noto come Mago Asher o Steven, mentre a un anno e 8 mesi sono stati condannati Salvatore Carciopolo, alias Mago Di Sempre, e il fratello Giovanni, Mago Zenith. I tre, originari di Catania, avevano aperto vari studi nelle città italiane, tra cui Roma, ma sono stati arrestati nella primavera del 2002. Servendosi di una vera e propria campagna pubblicitaria erano riusciti ad adescare le vittime, chiedendo contanti e oggetti preziosi in cambio di amuleti e talismani per annullare le negatività. A cadere nell’imbroglio molte persone, tra le quali una donna, che aveva grossi problemi a lavoro dopo il trasferimento da Milano a Roma: ha sborsato a più riprese 60 milioni di lire e un braccialetto d’oro per essere sottoposta a «riti di purificazione» da Stefano Carciopolo. Ma questi risultarono insoddisfacenti, tanto che decise di rivolgersi a Brancato, all’epoca assistente dell’altro mago. Il risultato? Altri soldi in meno nel portafogli. Lo stesso Brancato, secondo l’accusa, si sarebbe fatto consegnare un milione e 400mila lire da una quindicenne che pensava di risolvere così i suoi guai d’amore. Giovanni Carciopolo, invece, è riuscito ad avere quasi sei milioni di lire da un uomo che assumeva psicofarmaci e aveva problemi nel relazionarsi con gli altri, nonché 300mila lire da una donna, sofferente di una forma ansiosa depressiva e alle prese con una forte crisi coniugale.