I magistrati accelerano con Feltri. Su Arpisella neanche un fascicolo

A quasi sette giorni dal blitz in redazione vogliono ascoltare il direttore come teste. Sulle frasi del portavoce riguardo ai complotti invece non chiedono spiegazioni

Inchieste che procedono a grandi passi e inchieste che non partono neppure, anche se avrebbero più di un motivo per essere avviate. Sul caso che riguarda il Giornale la procura di Napoli sta procedendo alla velocità della luce. A nemmeno una settimana dal blitz, i Pm napoletani hanno già disposto una perizia tecnica sulla memoria dei computer sequestrati al direttore responsabile del Giornale, Alessandro Sallusti, e del vicedirettore, Nicola Porro; stabilito di ascoltare subito due protagonisti collaterali della vicenda delle minacce «percepite» da Emma Marcegaglia; e hanno pure stilato un’ipotesi di massima dei testimoni da ascoltare, tra cui il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, e il direttore editoriale del Giornale, Vittorio Feltri: il tutto senza neanche sapere se l’inchiesta resterà a Napoli o se invece si sposterà a Roma o Milano, rispettivamente sede di Confindustria e sede del Giornale.

In compenso non c’è neanche un fascicoletto sulle non leggerissime affermazioni del portavoce della presidente di Confindustria, Rinaldo Arpisella, che in una delle telefonate intercettate con Porro parla di inquietanti «dietro le quinte» per i casi D’Addario e Fini, di poteri ombra e complotti contro le massime cariche dello Stato. Arpisella si è auto-smentito: «Quanto a ventilate sovrastrutture, Spectre, complotti, poteri ombra, P3 e via dicendo, riferibili alle vicende D’Addario o Fini confermo che nella circostanza stavo solo esprimendo un’elucubrazione del tutto personale, priva di qualsiasi riferimento o conoscenza di fatti reali o anche semplici indiscrezioni in mio possesso». Legittima l’auto-difesa di Arpisella. Ma affermazioni così gravi non meritavano un approfondimento? Tanto più se altre affermazioni, in quelle stesse telefonate, hanno portato all’apertura di un’indagine a addirittura a un blitz al Giornale con uno spiegamento di forze enorme, neanche si fosse dovuto scovare un latitante?

Misteri. Si scava sui rifiuti a Foggia, ci si imbatte nel gruppo Trevi che fa capo al vicepresidente di Confindustria Cesare Trevisani, da lì si ascolta Arpisella e si apre l’inchiesta sul dossier del Giornale che non è mai esistito. Però non si indaga su un’ipotesi di complotti e trame avanzata non da un pinco pallino qualunque ma da un personaggio che in quanto portavoce del presidente di Confindustria, è verosimile che parli con cognizione di causa. Così va il mondo. Sul Giornale i Pm di Napoli stanno accelerando. Anche perché è molto probabile che l’inchiesta debbano mollarla presto per problemi di competenza territoriale.

Napoli con la telefonata tra Arpisella e Porro non c’entra nulla. Confindustria ha sede a Roma, Il Giornale a Milano: ed è probabile che l’indagine traslochi presto. Giovedì, intanto, saranno ascoltati come testimoni il responsabile relazioni esterne di Mediaset, Maurizio Crippa, e il dirigente dell’area ambiente di Confindustria Giancarlo Coccia: il primo nei colloqui spiati consiglia ad Arpisella di chiamare Confalonieri, il secondo conferma il colloquio tra lo stesso Confalonieri e la Marcegaglia e il successivo contatto con Feltri.