I magistrati firmano la tregua armata «Decideremo dopo l’incontro col Prof»

Anna Maria Greco

da Roma

La Finanziaria sferra «un’aggressione alle toghe». Giuseppe Gennaro, presidente dell’Anm, non usa mezze misure. Lo sciopero è sospeso in attesa dell’incontro combinato dal Guardasigilli Clemente Mastella tra il premier Romano Prodi e il sindacato delle toghe, il 17 ottobre. Ma la categoria rimane in stato d’agitazione permanente e la minaccia della protesta estrema continua a pesare sul governo, anche ora che si allontana per la lotta al nuovo ordinamento giudiziario, con le modifiche alla riforma Castelli e la sospensione fino a luglio della scelta tra funzione di giudice e di pm.
Il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm, che si riunirà nuovamente dopo l'incontro a palazzo Chigi, approva un documento che esprime «sorpresa e sconcerto per il fatto che il governo non abbia avuto un confronto con i giudici prima di presentare la finanziaria». Per l’associazione, l'articolo 64 del disegno di legge, nel quale è previsto un taglio del 50 per cento delle classi stipendiali e degli scatti di anzianità dei magistrati, «introduce una vera e propria diminuzione dello stipendio dei giudici». E penalizza, «in maniera gravissima» i più giovani, aumentando «l'inspiegabile divario tra magistratura ordinaria e le altre magistrature». Inaccettabile è poi l'introduzione di criteri di retribuzione legati alla produttività. Per l’Anm, non è certo così che si affronta il vero problema della giustizia, cioè la lunghezza dei tempi dei processi. Il «parlamentino», convocato in permanenza, deciderà in base ai risultati dell’incontro con Prodi «l'adozione di tutte le forme di protesta più efficaci; anche lo sciopero, secondo le modalità che si riterranno più incisive». Oltre all’astensione dalle udienze, c’è l’ipotesi di uno «sciopero bianco, con la riduzione del ruolo di supplenza dei magistrati per colmare le carenze di risorse.
La manovra, per Gennaro, rappresenta un «ingiusto» attacco alla magistratura e alla sua autonomia, addirittura incostituzionale. «Se non saranno accolte le nostre richieste - avverte il segretario dell’Anm, Nello Rossi - useremo ogni strumento, dallo sciopero ai ricorsi giurisdizionali. Non abbiamo nessuna timidezza, siamo pronti a fare tutto ciò che è necessario».
Contro lo sciopero si alza però una voce autorevole, quella del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, da sempre contrario a questa forma di protesta «per definizione contro un datore di lavoro». Per lui, gli stipendi sono importanti ma con Prodi l’Anm dovrà discutere anche dei mali secolari della giustizia, lotta alla mafia in testa.
Qualcuno, anche nella maggioranza, alimenta le attese del sindacato. Per il Ds Cesare Salvi il taglio delle retribuzioni dei magistrati, lui dice del 30 per cento, è «un errore grave, una scelta sbagliata»: per ridurre le spese bisognerebbe guardare da altre parti.
L’Anm rafforza la sua linea antigovernativa ma Mastella guadagna punti sia per le correzioni alla riforma che per la sua mediazione sul fronte retributivo e contro di lui si scatenano gli avvocati, che un nuovo sciopero contro il decreto-Bersani l’hanno già proclamato dall’11 al 13 novembre: «cameriere dell’Anm» lo definiscono dal congresso di Ancona dell'Unione delle Camere penali che oggi eleggerà Oreste Dominioni nuovo presidente, al posto di Ettore Randazzo.