«I magistrati paghino per i propri errori»

Nove italiani su dieci: «I giudici devono rispondere delle loro azioni ed essere controllati da un organismo terzo, non dal Csm»

da Milano

Otto italiani su dieci sostengono che i magistrati dovrebbero essere controllati da un organismo terzo e indipendente, non dalla «casta» dei loro stessi colleghi; e nove su dieci sono convinti che i giudici dovrebbero rispondere delle loro azioni: degli errori, nel caso in cui sbaglino, o dell’eccessiva lentezza, nel caso in cui questa provochi la scarcerazione di criminali.
Altro che disinteresse per i temi della giustizia, come sostiene chi attacca il premier Berlusconi accusandolo di essere «ossessionato» dalle toghe. Gli italiani, il problema, lo sentono eccome. Parola del sondaggio realizzato da Ferrari Nasi & Grisantelli per Analisipolitica.it e pubblicato oggi da Panorama: non solo i cittadini sono perfettamente informati, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono anche d’accordo sulla necessità di una regolamentazione del settore, con punte particolarmente alte in zone un tempo feudo incontrastato della sinistra, quali il Triveneto e l’Emilia (il 78 e il 76,4 per cento, a proposito della responsabilità del giudice che sbaglia).
La ricerca è stata effettuata tra il 19 e il 20 giugno su un campione di 800 persone dai 18 anni in su. Rispetto all’affermazione: «un magistrato che sbaglia dovrebbe essere responsabile della propria azione» si è detto d’accordo il 93,2 per cento degli intervistati, contro il 5,9 per cento di oppositori. Solo lo 0,9 per cento si è trincerato dietro il «non so». Idee chiare anche rispetto ai giudici-lumaca che provocano la scarcerazione di assassini e delinquenti: è d’accordo con l’allontanamento l’89,7 per cento degli interpellati, contrario l’8,8 per cento, non sa l’1,5 per cento. Infine, il sistema di controllo: il 78,4 per cento del campione è d’accordo con la necessità che i magistrati siano sottoposti ad un organo indipendente, non composto da altri magistrati loro colleghi come avviene ora; il 15,3 per cento non è d’accordo, mentre dice di non sapere il 5,3 per cento.
Riordino necessario, dunque, quello del settore giustizia. Del resto un altro sondaggio di una decina di giorni fa, commissionato da Repubblica.it a Ipr Marketing, ha dimostrato il gradimento dei cittadini anche rispetto al più contestato dei provvedimenti, quello per la sospensione dei processi: il 90 per cento degli elettori del Pdl, ma anche il 26 per cento di cittadini vicini alle posizioni di Pd e Idv, si è detto d’accordo in nome della necessità di velocizzare i procedimenti. E il 53 per cento degli interpellati ha promosso Palazzo Chigi per i primi provvedimenti varati in tema di sicurezza.
Un problema, quello della giustizia in Italia, avvertito anche all’estero. «L’Italia fa bene a porre un freno ai suoi giudici», ha titolato qualche settimana fa il Financial Times, sottolineando il fatto che una qualche forma di immunità per i politici, in Italia, è necessaria per «proteggere gli elementi democratici di un governo democraticamente eletto, specialmente in un Paese dove la magistratura è altamente politicizzata». E non solo: «Le accuse contro Berlusconi - si chiede il giornale - nascono da una disinteressata richiesta di giustizia, oppure dal desiderio di una certa parte dell’élite italiana di rovesciare una scelta popolare che non gli piace?». Insomma, la giustizia come problema di libertà.