I magistrati si spaccano ma non scioperano più

La retromarcia fa sorridere il ministro Mastella: "Un clima più rispettoso". Castelli critico: "Simulati conflitti inesistenti"

da Roma

I magistrati non scioperano più. Il giorno dopo l’approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario al Senato, l’Anm ha deciso di revocare l’agitazione programmata per venerdì. Una scelta tutt’altro che unitaria: il comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati si è spaccato con 14 voti a favore della sospensione, 6 contrari e 2 astenuti. Ha votato no alla revoca anche il presidente, Giuseppe Gennaro, ma alla fine è passata la linea di sostanziale sostegno al governo sulla giustizia prima della discussione della legge alla Camera. Il documento finale mantiene una posizione critica nei confronti della controriforma dell’ordinamento giudiziario del Guardasigilli Mastella in modifica della legge Castelli, ma annulla la giornata di sciopero delle toghe.
Hanno votato no allo sciopero la corrente più di sinistra dell’Anm, Magistratura Democratica, e Movimento per la Giustizia, mentre si è opposta a questa decisione Unicost e un componente di Magistratura Indipendente, Antonietta Fiorillo. Gli astenuti sono stati due rappresentanti sempre di Magistratura Indipendente.
«È stata una scelta difficile, è una decisione non assunta all’unanimità - ha confermato il presidente Gennaro - Può essere considerata una spaccatura, chiamatela come volete...».
Nel documento firmato dal comitato direttivo centrale, e presentato da Md e Movimento per la giustizia, si sottolinea che verrà mantenuto «lo stato di agitazione» contro la controriforma Mastella, una protesta che porterà a organizzare, nel mese di settembre, «assemblee in tutti gli uffici per l’avvio di iniziative, anche con le altre categorie di operatori della giustizia, miranti al recupero di efficienza e di credibilità della giurisdizione». Ma si spiega che, «nel corso dei lavori d’aula, sono stati apportati miglioramenti al testo licenziato dalla commissione Giustizia, in particolare in materia di passaggio di funzioni e di partecipazione degli avvocati alle valutazioni di professionalità dei magistrati», e si aggiunge che è nell’«interesse della magistratura italiana» che il ddl Mastella sia «approvato entro il 31 luglio».
Per il Guardasigilli, è il secondo successo personale in due giorni dopo il sì dell’aula del Senato: «Una buona notizia che tiene conto dell’impegno faticoso ed importante del governo del parlamento», ha commentato Mastella, che ha tuttavia precisato di non voler «entrare nel merito delle diverse posizioni» dell’Anm. La revoca dello sciopero è semplicemente il segnale della costruzione da parte del governo «di un clima rispettoso con i magistrati», secondo il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando.
Ma l’opposizione ha un’idea precisa: era soltanto uno sciopero di facciata, un annuncio prima del voto al Senato. E il primo a sostenerlo è l’ex Guardasigilli Roberto Castelli: «Con la revoca dello sciopero dell'Anm - puntualizza - oggi finalmente emerge la verità vera, che avevo facilmente previsto da giorni. L’agitazione dell’Anm era infatti finta, un’azione strumentale per simulare un conflitto inesistente con il governo».
A parere di Alfredo Mantovano (An) quello dell’Anm è stato un voto politico: «La solidarietà fra sinistra giudiziaria e sinistra di governo è confermata - dice -. Come nel 2002 furono Md e gli altri gruppi della sinistra giudiziaria a provocare lo sciopero, oggi le medesime correnti si impongono, a maggioranza, per evitarlo». L’Anm «ha imposto a una maggioranza debole - sostiene anche il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto - divisa e con molti dei suoi esponenti condizionati o ricattati le sue esigenze di potere politico e di tutela corporativa».