«I magistrati la smettano con le invasioni di campo L’Anm non è un partito»

No all’invasione di campo: «La magistratura e l’Annm non possono dettare l’agenda al Governo». Cosimo Ferri, magistrato e consigliere uscente del Csm, sul punto è categorico. Non è un problema di contenuti, ma di metodo: «Intendiamoci - spiega Ferri - nessuno vuole sposare acriticamente le riforme partorite dal Governo, anzi molti provvedimenti, a cominciare da quello sul processo breve o ragionevole che dir si voglia, hanno bisogno di una robusta iniezione di correzioni. Il punto è un altro».
Quale?
«Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara ha detto senza tanti giri di parole che la legge sul processo breve non è una priorità. E che è perfettamente inutile».
Sbaglia?
«Che titolo ha per sostenere che non è una priorità? Forse Palamara è al governo? Ognuno faccia il suo mestiere. Fra l’altro, in questo modo, Palamara corre un rischio che invece dovrebbe evitare assolutamente».
Ovvero?
«Quello che si scambi l’Anm per un pezzo dell’opposizione».
Per un partito?
«Più o meno. Io spero invece che Alfano sia coerente con le parole che ha pronunciato nei giorni scorsi».
Il ministro ha promesso soldi per far decollare il processo breve.
«Voglio sperare che non sia una boutade estiva. La macchina della giustizia in questo momento gira a vuoto: migliaia di processi che corrono dritti verso la prescrizione, dibattimenti che si avvitano per anni e anni, almeno mille magistrati in meno di quelli che servirebbero nei nostri uffici giudiziari. La situazione è drammatica».
Come superare la semiparalisi della giustizia?
«La legge sul processo breve può essere un aiuto. Ma il testo così com’è uscito dal Senato, a mio parere, non quadra. La velocità del procedimento dev’essere coniugata con l’efficienza e con la qualità della decisione. Non si può puntare sull’obiettivo della rapidità mandando al macero tutti gli altri parametri. Anche se...»
Anche se?
«Qui si scrive processo breve ma si dovrebbe leggere processo lungo. Perché, a dispetto di tutte le riforme annunciate e le polemiche, continueremo ad avere un procedimento sfibrante. Solo un po’ meno lungo di oggi. Sei anni e mezzo per arrivare in Cassazione. Sono numeri che fanno venire i brividi e che dovrebbero far riflettere: questo non può essere il momento delle divisioni. Critiche sì, bocciature a priori no».
Palamara ironizza anche sulla volontà di Alfano di dialogare con i capi degli uffici. Teme forse un’invasione di campo al contrario? Il Guardasigilli che toglie spazio al Csm?
«Non so. Io invece penso che il Ministro faccia bene a chiamare i procuratori. Non credo proprio che Alfano voglia sovrapporsi al Consiglio superiore. Più semplicemente penso si renda conto degli enormi problemi sul campo. E il nostro lavoro, appena concluso, a Palazzo dei Marescialli, andava nella stessa direzione. Io, quando presiedevo la settima Commissione del Csm, avevo studiato un protocollo di collaborazione con il ministero. Un protocollo che ormai è pronto o quasi per essere applicato».