I «magnifici cento» danno voce alle riforme

Daniele Petraroli

Scende in campo la società civile del centrodestra per sostenere il referendum costituzionale di domenica e lunedì prossimi. A differenza dei «girotondini», però, fanno fatica a far sentire la propria voce su giornali e mezzi d’informazione in genere. «Per esempio sono moltissimi i docenti universitari che voteranno “sì” - ha spiegato il professor Achille Chiappetti, ordinario di diritto pubblico alla Sapienza - ma solo pochi parlano e si schierano. La colpa è della cappa di silenzio a cui costringe la cosidetta egemonia culturale della sinistra».
L’occasione di parlare, dibattere e, soprattutto, sostenere la riforma è stata offerta dai «Magnifici cento», il movimento fondato dal senatore di Alleanza nazionale Giuseppe Consolo nel 1993. «Forse non è la migliore riforma che potesse esser fatta - le parole del senatore - ma è senza dubbio una buona riforma. La Costituzione italiana ha ormai sessant’anni, è ora che venga modernizzata». Accanto a illustri costituzionalisti del calibro di Chiappetti appunto e del professor Marcello Foschini (rettore della Luiss-Guido Carli) anche il presidente di An Gianfranco Fini a rappresentare la politica. «Per molte legislature il Parlamento ha cercato invano di modificare la seconda parte della Costituzione partendo dalla necessità che tutti avvertivano e avvertono di ammodernare le nostre istituzioni - ha detto l’ex ministro degli Esteri -. Nella scorsa legislatura il centrodestra lo ha fatto e, votando “sì”, gli italiani rendono finalmente possibile la riforma su cui invano si è a lungo lavorato». L’importanza del nuovo assetto costituzionale è stata illustrata dal professor Foschini: «Sono moltissime le novità positive. Se vincesse il “sì” avremmo innanzitutto l’aumento del ruolo della sovranità popolare perché si sancirebbe l’indicazione del premier. Inoltre abbandoneremmo il sistema bicamerale perfetto con un Senato delle Regioni che risponderà meglio alle esigenze delle autonomie territoriali. Senza contare la diminuzione del numero dei parlamentari e dell’età per essere eletti che passerà dai 40 anni ai 25 per il Senato e dai 25 ai 21 per la Camera». «È una riforma - ha proseguito il professor Chiappetti - che porterà, da un lato, al completamento il percorso delle autonomie territoriali, migliorando notevolmente il pastrocchio cui ha dato vita il centrosinistra nel 2001. Dall’altro sancirà anche nella carta costituzionale quel premierato che è in vita nel nostro Paese dall’introduzione della legge elettorale “Mattarellum” nel 1994. I difetti sono pochissimi. Quando sento gli esponenti del centrosinistra dire che così si dissolverà lo Stato mi viene da ridere. Basti pensare che la nuova Costituzione restituirà dodici materie, che dal 2001 sono di legislazione concorrente, e cioè devono essere decise da Stato e Regioni insieme, alla competenza esclusiva del primo. Altra miglioria è che, con il bicameralismo perfetto, terminerà anche il “ping pong” delle leggi da un ramo all’altro del Parlamento consentendo di rendere più veloce la loro approvazione. In più, finalmente, non si potranno più fare, per legge, i ribaltoni».
Il presidente di An, comunque, non esclude modifiche dopo il voto di domenica. «Certamente potranno esserci - ha concluso Fini - il prerequisito, però, è che vinca il “sì”. In caso contrario la sinistra ha già chiarito, con Bertinotti, che servirà una “pausa di riflessione”, come a dire che non si farà nulla per qualche anno. In realtà l’opposizione del centrosinistra è strumentale. Non dicono no entrando nel merito della riforma ma contestano la paternità politica di questa. In sostanza stanno cercando di cancellare tutte le riforme del governo Berlusconi a prescindere dalla loro bontà. E già prefigurano scenari apocalittici in caso di vittoria del “sì”. Manca solo che dicano che ci saranno terremoti e epidemie».