I malati oncologici promuovono i medici ma bocciano i servizi sociali

Sono alcune delle indicazioni che emergono dalla prima grande indagine nazionale sui pazienti oncologici realizzata dal Censis con il sostegno di Roche in collaborazione con le associazioni di volontariato, Favo. La ricerca ha coinvolto più di mille malati e oltre 700 persone impegnate nell'assistenza.

Timore che la crisi possa ridurre la disponibilità dei farmaci innovativi più costosi. Disparità territoriale nelle cure e nell'assistenza. Ruolo chiave dei volontari.
Sono alcune delle indicazioni che emergono dalla prima grande indagine nazionale sui pazienti oncologici realizzata dal Censis con il sostegno di Roche in collaborazione con le associazioni di volontariato, Favo. La ricerca ha coinvolto più di mille malati e oltre 700 persone impegnate nell'assistenza.
In generale i pazienti esprimono una valutazione positiva per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, la risposta medica, ma bocciano invece i servizi sociali. Gli italiani che hanno avuto una diagnosi di cancro sono poco più di 2,2 milioni di persone. Tra questi il 77 per cento giudica ottimi (25,7) o buoni (51,6) i servizi sanitari con cui è entrato in contatto dal momento della diagnosi. Il 18 li giudica sufficienti e meno del 4 insufficienti. Gli aspetti più apprezzati sono la capacità professionale di medici e infermieri, valutata positivamente da circa l'80 per cento dei pazienti; la qualità dei servizi di day hospital e ambulatoriali, 78,2; i servizi degli ospedali e dei luoghi di ricovero,77,4. Due terzi dei pazienti, 65,6, sono però convinti che esistano disparità territoriali nella qualità di alcuni servizi erogati e nell'accesso alle cure più efficaci e innovative. Non a caso il 21 per cento dei pazienti si rivolge a strutture di regioni diverse da quelle di residenza.Tra gli aspetti negativi quello del lavoro. Sono purtroppo più di 274mila le persone che, a causa di un tumore, nel corso degli ultimi 10 anni sono state licenziate, costrette alle dimissioni o comunque a cessare la propria attività autonoma. «Il tumore è una patologia sociale di massa, perchè se colpisce la salute delle persone e chiede una risposta medica e assistenziale all'altezza, coinvolge anche la vita delle persone, i ruoli sociali, l'insieme delle attività e le relazioni», sostiene il presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Francesco De Lorenzo, presidente Favo, sottolinea come ancora una volta sia «il volontariato oncologico a supplire a gravi carenze delle istituzioni, non soltanto con servizi mirati ma anche attraverso la sollecitazione e l'ottenimento di norme legislative per la tutela sul lavoro».
In conclusione una nota positiva. Nel corso degli anni è diventato più rapido e anche più facile il reinserimento sociale. Il tempo che intercorre tra l'intervento chirurgico o i trattamenti medici e il rientro nella normale vita quotidiana è infatti sceso dai 17 mesi in media di dieci anni fa ai 4 mesi di oggi. Una riduzione di 13 mesi in dieci anni, che riflette il balzo in avanti delle terapie antitumore.