I malpancisti anti elezioniper non perdere il vitalizio

Scajola frena i suoi. Ma 11 ribelli si organizzano per salire al Colle. <strong><a href="/interni/i_cattolici/10-11-2011/articolo-id=556118-page=0-comments=1" target="_blank">I cattolici</a></strong>: "No alle urne". <a href="/a.pic1?ID=556241"><strong>Gli ex An</strong></a>: "Mai a Palazzo Chigi col Pd". <strong><a href="/interni/i_fedelissimi/10-11-2011/articolo-id=556119-page=0-comments=1" target="_blank">La Colli contro la Carlucci</a></strong>

Roma - Preferite il voto o il vitalizio? Con la consueta malizia, Dagospia sintetizza così i sondaggi che Claudio Scajola porta avanti con i parlamentari del Pdl a lui vicini e non solo. D’altra parte l’ex ministro sa bene che gli umori del parlamentare medio, per dirla con un eufemismo, non vanno certo in direzione delle urne e che imboccare la strada di non ritorno verso le elezioni non è esattamente un pensiero che suscita brividi di piacere per chi rischia di non essere ricandidato. Se questa è la leva molto umana inevitabilmente evocata in queste ore, per il parlamentare ligure in ballo c’è molto altro, «ciò che come cattolici chiamiamo bene comune».
«Occorre guardare agli interessi nazionali e tenere conto di quanto ci hanno chiesto recentemente le categorie produttive e i sindacati e di come sta evolvendo il divario Btp-Bund. Occorre assicurare immediatamente stabilità di governo al Paese. Andare alle urne ore sarebbe sbagliato» dice Scajola che rivendica il suo ruolo di anima critica del Pdl. «Sarebbe troppo facile, per noi che abbiamo precorso gli eventi, giocare a fare i grilli parlanti: il noi l’avevamo detto è stato utilizzato solo per servirlo secco sui denti di coloro che ci additavano di tradimento e invece, chiudendo gli occhi di fronte alla realtà, altro non hanno fatto che scavare la tomba a questo governo. D’altra parte, se si sceglie di chiudere anziché aprire non ci si può stupire che le cose vadano degenerando. Ora però non si può continuare a giocare. Non siamo a Risiko, non c’è da invadere la Kamcatka».
Scajola, dopo una giornata di indiscrezioni sulle sue possibili mosse frondiste, prova comunque a metterci un punto. «Non sono interessato alla formazione di un gruppo parlamentare autonomo dal Pdl», annuncia intervenendo a Roma alla presentazione del libro di Angelo Polimeno Presidente, ci consenta. Ai cronisti che gli chiedono cosa pensi del coinvolgimento dell’Udc, Scajola replica: «È auspicabile l’allargamento della maggioranza». Quanto alla linea che il Pdl esprimerà nelle consultazioni, «ci sono gli organismi che verranno convocati di Forza Italia (lapsus per Pdl, ndr)». Poi ancora una risposta sull’ipotesi della costituzione di un nuovo gruppo: «Ho letto qualcosa del genere ma riguarda quanti già non hanno votato la fiducia e il rendiconto. Io sono tra i fondatori di Forza Italia e del Pdl e ritengo sia utile dibattere, ragionare, ma poi insieme si decide la linea».
Quel che è certo è che ai piani alti di via dell’Umiltà si guarda con preoccupazione a 30-40 deputati pidiellini della «zona grigia» che potrebbero fare massa critica. Dentro il Pdl si dà quasi per scontata la formazione di un nuovo gruppo formato da undici componenti e, dunque, con il diritto di salire al Colle in caso di consultazioni del presidente della Repubblica. A Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava e Giancarlo Pittelli si unirebbero Santo Versace (che guarda con attenzione a Francesco Rutelli), Calogero Mannino, Luciano Sardelli e quattro deputati dell’Mpa. Tornando agli scajoliani, il gruppo dei «fedelissmi» comprende Berruti, Russo, Abrignani, Cassinelli, Cicu, Dell’Elce, Scandroglio, Gava a cui, in casi estremi, si potrebbero aggiungere i 7 di Forza Sud vicini a Gianfranco Miccichè.
Scajola, comunque, vorrebbe condurre la battaglia dall’interno del partito di cui è stato tra i massimi dirigenti e che ha contribuito a portare al successo. E mentre tornano le voci di un forte pressing Udc verso i pidiellini Franco Stradella, Enrico Pianetta e Gerardo Soglia, non mancano indiscrezioni su analoghi movimenti al Senato dove si vocifera di un altro gruppo gemello di ispirazione pisaniana con Ferruccio Saro in testa. Tutte ipotesi che perderebbero di senso qualora decollasse davvero il governo tecnico allargato a tutte le forze politiche.