I "malpancisti" siglano la tregua. Ma resta aperto il nodo primarie

La giornata conclusiva della Festa del Pdl a Mirabello. Alemanno: "Prima di agosto serve una scossa per partito e governo". Formigoni insiste: "A settembre elezioni interne". No di Matteoli

nostro inviato a Mirabello (Ferrara)

È il giorno delle anime critiche, dei dirigenti - Gianni Alemanno e Claudio Scajola in testa- che in que­sti mesi non hanno nascosto il loro malumore rispetto alla gestione del Popolo della Libertà. Una patente da potenziali frondisti e collettori dei mal di pancia interni che, nelle ricostruzioni giornalistiche, li ha spesso messi al centro di grandi ma­novre pronte ad essere consumate sottotraccia. Così, inevitabilmente, la loro presenza nell’ultimo giorno della Festa di Mirabello targata Ga­sparri e La Russa- conclusa con uno score di oltre 15mila presenze - di­ventaunasortadicartinaditornaso­le attraverso cui misurare l’effetto taumaturgico (o palliativo) della svolta consumata durante il Consi­glio Nazionale con l’elezione a se­gretario politico di Angelino Alfano.

Il dibattito produce un esito sol­tanto parzialmente rassicurante per il neosegretario. Anzi gli regala la consapevolezza che non potrà contaresuunaaperturadicreditoil­limitata ma dovrà sbrigarsi a porta­re a casa fatti concreti per puntellare la«tregua»dentro il partito.La paro­la d’ordine che risuona a Mirabello èchiara: ilrinnovamentodelPdl, do­po la batosta alle amministrative, non può aspettare e, soprattutto, de­ve avere tempi brevi. «Bisogna rim­boccarsi le maniche e darsi da fare per rilanciare partito e governo e av­viare il process­o che porti al più pre­sto alla costituente dei moderati » di­ceilsindacodiRoma. «Isondaggiat­tualmente ci danno al 28%, quindi adesso come adesso perderemmo le elezioni» aggiunge Scajola. Dun­que, rilancia Alemanno «in questi quindici giorni che mancano ad ago­sto bisognerà dare la scossa sia per il cambiamento del partito e perché il governo riprenda il passo giusto».

Un riferimento all’esecutivo tutt’­al­tro che casuale o anonimo visto che Alemanno lo completa con una stoccata indirizzata al ministro del­l’Economia. «Non ci si chiude in una stanza da soli a fare la mano­vra. Gli amministratori locali van­no ascoltati, quando come Anci abbiamo cercato un confronto ci siamo ritrovati senza un interlocu­tore ». UnaffondochePaoloBonaiu­ticercas­ubitodicircoscriverenelpe­rimetro del rigore. «Va bene il dialo­go sulla manovra » puntualizza il sot­tosegretario alla presidenza del Consiglio «purché non si tocchi l’obiettivo prioritario del pareg­gio di bilancio nel 2014». Non è a Mirabello, Roberto For­migoni, ma ci tiene comunque a partecipare al dibattito e a replica­re - sia pure senza mai citarlo - al­l’i­ntervento con il quale Denis Ver­dini ha seminato dubbi e perples­sità sulle primarie normate per legge. «Qualcuno nel partito conti­nua a fare resistenza, sperando si sia scherzato. Ma non è così, le ammini­­strative insegnano. Ci vuole una svolta immediata. Le primarie inter­ne vanno fatte presto. Già a settem­bre. È l’ultima occasione per riag­ganciare la nostra gente» ammoni­sce su Facebook il governatore della Lombardia. In un altro post, il gover­natore lombardo aggiunge: «Ora vanno stabilite le regole per leprima­rie. All’americana, con larghissima partecipazione popolare. C’è crisi della politica, la gente si allontana, bisogna riconquistarla. È un meto­do che invoco da tempo. Sono felice - conclude- che sotto la sferza della sconfitta elettorale siano stati vinti gli ultimi mal di pancia».

In verità dentro il partito non c’è solo Verdini a nutrire dubbi sul ricor­so alle primarie. Diversi esponenti provenienti da Forza Italia guarda­no con sospetto a questo strumento «altamente taroccabile» per dirla con le parole di Scajola. E anche un ex An «doc» come Altero Matteoli, assente da Mirabello a causa di una piccola operazione chirurgica, si di­ce «contrario alle primarie a tutti i livelli: sono la dimostrazione di una debolezza della politica che vi ricorre quando è incapace di de­cidere ». Una bocciatura che non convince affatto un vecchio com­p­agno di battaglie politiche del mi­nistro delle Infrastrutture come Domenico Nania. «Le primarie e il tesseramento sono una conta. La de­mocrazia ha vinto sugli altri sistemi perché si è visto che la conta non la­­scia vittime per strada. Resto allibito quando vedo un carissimo amico comeMatteolimettereindiscussio­neleprimarie ». Insomma: tutti d’ac­cordo sulla necessità di voltare pagi­na. Ma per individuare un libro co­mune ci sarà ancora molto da fare.