I manager Aig non mollano la presa sui super bonus

Avevano promesso e non hanno mantenuto. Avevano detto che avrebbero restituito i bonus ricevuti per il 2008 e non l’hanno fatto. Non c’è da stupirsi se i dirigenti di American International Group (Aig) finiranno di nuovo nella bufera, cosa del resto non nuova per i vertici del colosso assicurativo americano, salvato per i capelli dal governo Usa con aiuti per oltre 180 miliardi di dollari. L’oggetto del contendere, il classico pomo della discordia, è sempre lo stesso: i 165 milioni di dollari pagati ai dirigenti per evitare che lasciassero a gambe levate la società dopo il quasi fallimento del settembre 2008.
Eppure, qualcosa nel marzo scorso si era mosso, vuoi per le parole dure del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che aveva invocato l’uso di qualunque mezzo legale per bloccare il pagamento, vuoi per le minacce del procuratore generale di New York Andrew Cuomo, che si era detto pronto a rivelare i nomi di chi aveva ricevuto a piene mani nonostante la crisi. Anche se a denti stretti, almeno 18 dei 25 dirigenti che avevano ricevuto premi avevano acconsentito a restituire, almeno in parte ed entro la fine dell’anno, la somma ricevuta, cosa che avrebbe dovuto consentire ad Aig di recuperare 45 milioni di dollari. La cosa era stata accolta come un successo della compagnia di assicurazione, i media avevano persino lodato la serietà dei dirigenti, pronti a mettere da parte il proprio tornaconto, se pure controvoglia, per il bene del gruppo.
Parole al vento, a quanto pare: ad oggi, racconta il Washington Post in prima pagina, nelle casse di Aig sono rientrati solo 19 milioni di dollari. Che è successo? Banalmente, ci hanno ripensato. Alcuni, piuttosto che restituire il denaro, hanno lasciato la società, altri sono rimasti in forza alla divisione di prodotti finanziari, ma hanno per il momento deciso di tenere i compensi in attesa di sapere se Kenneth Feinberg, lo zar degli stipendi dell’amministrazione Obama, deciderà di bloccare i bonus promessi per l’anno in corso. Uno smacco ulteriore per Aig, che già fatica a recuperare la credibilità persa durante la crisi.