Per i manager pubblici la crisi non arriva mai

da Milano

E poi dicono che la coperta è troppo corta. Per i manager pubblici, la crisi sui costi della politica non esiste: sono sempre di più, e sempre meglio pagati.
L’analisi l’ha fatta ieri su lavoce.info Giuseppe Pisauro, che è stato membro della Commissione tecnica per la spesa pubblica del ministero del Tesoro dal 1991 al 2003. Dice che fra il 1999 e il 2003 il numero dei dirigenti è quadruplicato. Aggiunge impietoso che è aumentato il divario tra le retribuzioni dirigenziali e quelle del resto del personale. Il che non aiuterà il dibattito in corso in queste ore nell’Unione. Da una parte il premier Romano Prodi ad annunciare il proprio «impegno per ridurre i costi della politica». Dall’altra la maggioranza che in Senato sta ancora litigando sul se e come porre un tetto in Finanziaria agli stipendi dei manager pubblici. Proprio ieri, per dire, è arrivato il no di Lamberto Dini, che in un articolo sul Sole 24 Ore ha avvertito: «Lo Stato non rinunci a una dirigenza pubblica forte. L’articolo 91, se approvato, creerebbe una barriera insormontabile, farebbe fuggire i migliori».
E a guardarli così nero su bianco, i dati sul boom di promozioni gettano un’ombra di ridicolo sui provvedimenti faticosamente decisi e orgogliosamente inseriti dal governo nella Finanziaria al vaglio del Senato: le assunzioni che nelle società dello Stato e negli enti locali dovranno avvenire solo per concorso, il tetto al cumulo degli incarichi per gli amministratori pubblici, l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di pubblicare su internet i propri bilanci, compreso il trattamento economico di dirigenti e consulenti. Segnala Pisauro che le retribuzioni dei dirigenti sono lievitate del 53 per cento nei quattro anni presi in esame, quelle di un impiegato sono progredite solo del 18. L’esperto ha preso in esame i dati sull’occupazione pubblica tra il 2000 e il 2006, focalizzando l’analisi sulla distribuzione del personale e gli stipendi medi per gruppi di qualifica tra il 1999 e il 2003.
È emerso che tra il 2000 e il 2006 l’occupazione pubblica è aumentata di 107mila unità e le retribuzioni lorde pro-capite del 28,6 per cento. Più in dettaglio, nel quadriennio 1999-2003, nel complesso delle aziende pubbliche la retribuzione media complessiva ha visto un incremento del 19 per cento.
Ma il calcolo non rende giustizia ai dipendenti «semplici»: per i dirigenti generali infatti lo stacco è stato del 53 per cento, per gli altri dirigenti del 29. Per le qualifiche inferiori, inclusi funzionari e quadri, gli incrementi restano invece sotto la media. Gli stipendi dell’esercito di precari della pubblica amministrazione naturalmente non rientrano nella valutazione.